Sped Abb. Postale Gr. IV - 70% OMBRE LUCI RIVISTA CRISTIANA DELLE FAMIGLIE E DEGLI AMICI DI PERSONE HANDICAPPATE E DISADATTATE lasciarsi scegliere Trimestrale Apr. Mag. Giu. 1986 L’indice è in fondo Ricevono questo numero speciale le persone che sono venute ad Assisi, anche se non abbonate. Perché il ricordo non finisca, perché diventi patrimonio anche di altri; abbonati o rinnova l’abbonamento se non l’hai fatto. Quante famiglie non conoscono Fede e Luce e vivono senza amici! Aiutaci a raggiungerle. NEI PROSSIMI NUMERI • Henry Bissonier: Il sacramento dell’eucarestia alle persone handicap¬ pate gravi. • « Iniziative concrete per il dopo di noi ». Resoconto del convegno dell’Associazione LA NOSTRA FAMIGLIA. • La vita affettiva delle persone h.m. : difficoltà e speranze. • « Mia figlia; chi lo vede che è handicappata? » (Quando l’handicap c’è ma non si vede). ABBONAMENTO ANNUO L. 10.000 - SOSTENITORE L. 15.000 Il bollettino di Conto Corrente inserito nel giornale è per chi deve rinnovare l’abbonamento 1986. La riproduzione anche parziale dei testi e delle foto è proibita: più che a causa della legge sul diritto di autore, perché spesso hanno dietro una carica di sensibilità acu¬ ta e di sofferenze vissute che chi conosce il mondo delle persone con handicap può ben capire. Trimestrale - Anno 4 - n. 2 Aprile-Maggio-Giugno 1986 Abbonamento Postale Gr. IV - 70% Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 19/83 Direttore responsabile: Sergio Sciascia Direzione: Mariangela Bertolini Redazione: N. Schulthes, A. Cece, S. Sciascia Servizio abbonamenti: Maura Bruno Redazione e Amministrazione - Via Bessarione 30 - 00165 - Roma Tel. 636106 La sede è aperta martedì e venerdì ore 10-12 Fotocomposizione: Videograf Roma - Stampa: Ugo Quintily Roma Perchè < uno « speciale » Fra gli abbonati di Ombre e Luci, alcuni fanno parte del movimento Fede e Luce, altri no. A questi ultimi vorremmo spiegare il motivo che ci ha spinti a dedicare questo numero speciale al Pellegrinaggio ad Assisi che le comunità di Fede e Luce d'Itaha hanno fatto il 24-27 aprile. Siamo convinti che questo avvenimento, così entusiasmante per chi lo ha vissuto, ha qualcosa da dire anche a chi non ha potuto parteciparvi perché: — ci dà l'occasione di far conoscere Fede e Luce: un insieme di co¬ munità (fqrmate da genitori, i loro figh portatori di handicap, gh amici, di ogni età) che si incontrano regolarmente per conoscersi, vivere la fratel¬ lanza, sostenersi, aiutarsi, fare festa insieme, pregare... — queste tre giornate vissute insieme, anche se non fanno notizia sui giornali, ci sembra siano un avvenimento importante per il suo signi¬ ficato umano e cristiano: quasi mille persone provenienti da tutta Italia si sono riunite ad Assisi per fare una tappa del cammino che da più di die¬ ci anni testimonia come persone che non si sarebbero mai incontrate data la loro diversità (di ambiente, di cultura, di età...) possono vivere insieme nella gioia. « Pellegrini » senza dubbio, un po' particolari perla presenza fra noi di bambini e adulti con gravi situazioni di difficoltà, di handicap se¬ veri, di comportamento. Sono proprio questi nostri fratelli che ci hanno « messo insieme » per insegnarci un nuovo modo di camminare, un'anda¬ tura adeguata ai loro passi, che a volte fatichiamo a seguire, che ci porta lontano, più in là delle nostre previsioni e progetti, che ci chiede di non fermarci mai perché non siamo mai « arrivati ». — la presentazione in forma ridotta e riassuntiva di quanto organiz¬ zato e vissuto in questi giorni, può far sorgere in qualcuno il desiderio di conoscere meglio Fede e Luce, di rimboccarsi le maniche per « mettere insieme » una nuova comunità. Fede e Luce è difficile da essere raccon¬ tato a chi non ne ha fatto esperienza ma vuole essere aperto e disponibile per tutti coloro che desiderano farne parte. Ecco l'obiettivo principale di questo numero che ci auguriamo sia oc¬ casione di ricordo di Assisi ma soprattutto incitamento a proseguire la strada intrapresa insieme ad altri fratelli. Mariangela Bertolini Perchè il pellegrinaggio Tenere più stretta la mano dei piccoli di Anna Cece - NOTA - Secondo la nostra terminologia, Fede e Luce è composta di Ragazzi (persone con handicap), dei loro Genitori e di Amici (tutti gli altri). Così i più piccoli fra noi, i più feriti, ci insegnano ad essere « pellegrini » : cioè leggeri, senza bagagli inuti¬ li, quindi disponibili a condividere i pesi degli altri; fi¬ duciosi che le nostre guide ci porteranno sulla strada giusta, anche se noi non sappiamo quale è; pazienti, anche se la strada è molto lunga, si va al passo del più piccolo e non si arriva presto quanto vorremmo; e poi pieni di gioia per far festa e cantare lungo la strada. Ogni giorno siamo chiamati ad essere « pellegri¬ ni » così. E allora, perché un pellegrinaggio? Paradossalmente per noi il pellegrinaggio è una « tappa » sulla strada di sempre. Una sosta in un luo¬ go santo per incontrarci tutti insieme, partiti anche da paesi lontani, e fermarci a riposare ascoltando quel che il Signore vuol dire ai nostri cuori. Sono momenti che ci servono a regolare il passo e ad avere la verifica che siamo sulla strada giusta. Ri¬ prendiamo coraggio nel vedere tanti vecchi amici, ma soprattutto tanti amici nuovi, segno che F. e L. va avanti, che lo Spirito Santo non ha mai smesso di lavo¬ rare per noi, in modo straordinario. Così se siamo stanchi si rassicura il passo, se ci siamo persi si ritrova una luce. Ad Assisi in particolare, siamo andati ad incontra¬ re San Francesco per metterci alla sua scuola di pover¬ tà, di umiltà e semplicità, di armonia con tutte le crea¬ ture. Una scuola di pace. Ed oggi più che mai un pellegrinaggio ha il senso di trovare la strada della pace e di tracciarla perché il mondo intero possa seguirla. Più ci camminiamo so¬ pra e più sarà facile per tutti trovarla. Le nostre voci, poi, quando ci incontriamo così in tanti in pellegrinaggio, si alzano tutte insieme, perciò arrivano più in alto, proprio nel cuore del Signore, e vengono ascoltate. Metterci materialmente in cammino, soprattutto, ci induce a tenere più stretta la mano dei piccoli e con¬ fermare il loro posto privilegiato al cuore delle nostre comunità. E questo è il senso del nostro pellegrinag¬ gio. Questo è già aver trovato la strada. Quei tre giorni di Aprile Questa cronaca è un filo che unisce queste pagine. Serve per raccontare sommariamente a chi non c’era quei tre giorni ad Assisi. Serve a cucire insieme i momenti maggiori (con Jean Vanier, col cardinale Martini, col vescovo Goretti) alle sensa¬ zioni ed episodi descritti dalle persone che li hanno vissuti, alle feste, alle im¬ magini di questo incontro che ha dato 2 Riportiamo alcuni passi della Omelia del¬ l’Arcivescovo di Milano Carlo Maria Mar¬ tini durante la messa del 25 aprile 1986 Le ultime parole di Nostro Signore prima di salire al cielo, secondo il Vangelo di Marco, sono state « ... Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà con¬ dannato! E questi saranno i segni che ac¬ compagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parle¬ ranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti, e se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; impor¬ ranno le mani ai malati e questi guariran¬ no » (MC 16, 15-70) ...E voi, carissimi amici, siete venuti qui ad Assisi come pellegrini proprio in nome della fede, una fede che cerca luce. È questo che ci ha condotto qui: gioia e crescita a tanti di noi. Noi che abbiamo camminato in questo pellegri¬ naggio di Fede e Luce sulle orme di S. Francesco secondo la sua Preghiera semplice: « Signore fa' di me uno stru¬ mento della tua pace ». Naturalmente non si può « sentire » che cosa è stato rincontro di Assisi, come non si può « sentire » come è una musica dalle parole che la descrivono. Perciò queste pagine voghono più che altro dire: prova a venire con noi. Assisi e ie sue salite Venire ad Assisi è stato faticoso per diverse delle 42 comunità italiane di Fede e Luce: le più lontane, quelle di Cuneo e di Mazzera del Vallo. 3 credere, voler credere, cioè affidarsi a Dio, anche per le cose più difficili, per quelle che non possiamo capire, per quelle che ci fanno tanta difficoltà. ... Voi siete venuti qui veramente nel segno della fede per chiedere più luce per la vostra vita, per le vostre sofferenze, per quelle di coloro che vi sono cari. E che cosa dice Gesù di coloro che credono, tra cui vogliamo essere anche noi? Dice che quelli che credono, avranno dei segni, come dei miracoli. E questi segni sono cinque. Ci sono due segni, diciamo così, Ecco tutti questi segni si manifestano anche in noi « promozionali » : scacciare i demoni e guarire i malati, cioè vincere la malattia, la sofferenza, vincere tutti gli stati di disagio, psicologico e fisico delle persone. Poi c’è un terzo segno che invece è la pienezza dello Spirito Santo: parleranno lingue nuove, avranno una tale gioia dentro di sé, che saranno come in estasi. Infine due segni che riguardano la difesa dai pericoli o da minacce: prenderanno in mano i serpenti e non ne avranno danno, e se berranno qualche veleno non farà loro del male. Come vedete sono cinque segni che descrivono un nuovo modo di essere dell’uomo, capace di fare delle cose grandi. E noi? Sempre ritorna questa domanda: e noi? Ecco, tutti questi segni si manifestano anche in noi: il Signore ci dà di goderli e di viverli a mano a mano che la nostra fede si accresce. Certo non vediamo sempre dei miracoli come vorremmo vederne, ma questi segni non indicano soltanto i miracoli. Indicano attraverso i miracoli la trasformazione di una vita che da triste diventa sopportabile, da sopportabile diventa anche lieta. Segnano la trasformazione di una vita che dalla tristezza, dalla mancanza di fiducia, prende fiducia in se stessa e dona fiducia agli altri. Designano, segnalano una vita che dalla solitudine, dalla paura diviene capace di fare comunione, capace di portare molti altri a rallegrarsi con Lui. Sono i segni del cammino dei veri credenti. E sono i segni del cammino di Fede e Luce. Fede e Luce è un cammino mediante il quale si cresce nella fede. In questo cammino i segni della fede sono la capacità adagio adagio, con coraggio, giorno dopo giorno, aiutati da tanti altri, di trasformare situazioni difficili, quasi insopportabili, in situazioni che sopportiamo con l’aiuto degli altri. Il Signore ci concede così di trasformare i momenti di tenebra del nostro cuore in momenti di serenità, di pace, anzi di capacità di dare pace a molti altri. Ecco il cammino della fede che voi state facendo sotto la protezione di S. Francesco. È il cammino che Gesù ci promette con questo vangelo di S. Marco. □ Sono venuti anche alcuni rappresen¬ tanti di comunità straniere: Jugoslavia, Svizzera, Francia, Libano. Il viaggio più lungo e difficile è stato dal Libano. Dalle 17 di giovedì 24 aprile comincia¬ no gli arrivi dei vari gruppi. Assisi ci ac¬ coglie con un bel pomeriggio e con le sue salite ripide e le numerose scale che costringono le carrozzelle a lunghi giri e sono il soggetto principale di bat¬ tute e dialoghi volanti, specie dopo che Jean Vanier, il sabato mattina presen¬ terà come tema centrale dei suoi incon¬ tri la necessità di « scendere » le scale secondo l'esempio di Francesco e la pa¬ rola di Cristo. Il primo incontro è perla cena. I grup¬ pi più numerosi sono nella Cittadella di Assisi e nel Cenacolo Francescano. 4 f Carlo Maria Martini ai genitori L’applauso silenzioso Il primo appuntamento generale è alle 21 nel teatro della Cittadella per la « Veglia di presentazione ». Si comin¬ cia, anche se alcune comunità che han¬ no avuto il viaggio più lungo non sono ancora arrivate, altrimenti per alcuni ra¬ gazzi al far troppo tardi, specie nell'ec¬ citazione della festa, può seguire poi una notte irrequieta. Non basta: alcuni possono essere di¬ sturbati da rumori troppo forti e Ma¬ riangela fa una proposta che mi pare molto bella (oltrché una manna per le fotografie a colori): l’applauso silenzio¬ so. Ognuno dei novecento partecipanti invece di battere le mani agiterà il suo fazzoletto. È il triangolo di stoffa che ogni partecipante porta al collo: ogni 5 Il tema che Valeria e gli altri collaboratori responsabili mi hanno dato per questa sera è molto, molto difficile, tale che io non avrei neanche osato trattare perché non mi sento capace. Ciò che mi spinge a trattarlo è il desiderio di chi me l’ha proposto ed anche il fatto che siete in pellegrinaggio e siamo quindi in un clima molto forte di fede. In un momento di grande fede possiamo chiedere al Signore che ci aiuti anche a trattare problemi difficili che certe volte si vorrebbe lasciare da parte. Spero di essere abbastanza breve perché siete tutti piuttosto stanchi, avete delle giornate molto intense e quindi vogliamo semplicemente esprimere qualche pensiero spirituale che ci aiuti a chiudere questa giornata così bella. Mi è stato chiesto di commentare i primi due versetti del cap. 9 del Vangelo secondo S. Giovanni là dove raccontando la guarigione del cieco nato, si dice così: « Passando Gesù, vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: « Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori perché egli nascesse cieco? » Rispose Gesù: « Né lui ha peccato né i suoi genitori ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio ». Ecco, due versetti brevissimi, ma che evocano, come vedete, tanti grossi problemi. Cerchiamo di affrontarli con molta semplicità anche se sono molto gravi: Fede e Luce non vuole sfuggire a questi problemi che sente con grande serietà perché ha la vocazione della vicinanza di comunione e di fede non solo con la persona disabile, handicappata, in difficoltà, ma anche e in modo tutto particolare, con la sua radice vitale, cioè la famiglia. La domanda dei genitori o sui genitori è certamente una domanda che sta molto a cuore a Fede e Luce. E perciò cerchiamo di approfondirla insieme. Dunque abbiamo a che fare qui con una risposta nuova data da Gesù ad una s do manda angosciosa ed antica. La risposta è nuova, ma la domanda è antica. La domanda è talmente antica che | rimane ancora e ritorna, perché è antica la I sofferenza umana di genitori che hanno un figlio che fin dalla nascita o molto presto è entrato in gravi difficoltà. E la domanda nasce: chi? come? perché? di chi la causa? Questa l’istintiva domanda che mette un rapporto tra la malattia di un innocente e qualche peccato precedente o colpa o in qualunque maniera responsabilità di qualcuno prima di lui, è una domanda antichissima. È antica quanto l’umanità. Del resto viene espressa dai farisei anche in questo stesso brano. Quando i farisei nel versetto 34 dopo il miracolo, chiamano l’uomo che era stato cieco e gli chiedono: « Ma chi è Gesù? è un peccatore? devi dire che è un peccatore... » lui dice: « No, non è vero, perché mi ha aperto gli,occhi! » E allora lo insultano dicendo: « Tu sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi! ». Questo « sei nato nei peccati » si riferisce al suo essere nato appunto in una disgrazia. Questo fa dunque vedere come è istintiva in questa stessa religiosità antica, la connessione della disgrazia col peccato, con una colpa o con una qualche responsabilità. E del resto anche in un’altra pagina del Vangelo appare questa connessione che la Una risposta nuova a una domanda angosciosa e antica regione un colore e ogni comunità un particolare disegno (ripetuto sullo sten¬ dardo di ogni comunità, che lì perii pare un impiccio inutile, ma che poi sarà uti¬ lissimo per ritrovarci nella folla che per¬ corre Assisi). Sventolata di fazzoletti (cioè applau¬ so silenzioso) alla proposta. In questa prima festa si stabilisce il tono del pellegrinaggio al seguito di San Francesco. E su questo tema sono diversi fra i canti guidati da Nanni, Mat¬ teo e Antonio con le chitarre. Si fanno le presentazioni. Prima ven¬ gono grandi saluti silenziosi per alcuni rappresentanti di Comunità straniere. Gli amici Jugoslavi, non capiscono Vita¬ liano e hanno come unico contatto con noi uno che capisce il francese: quanto alle parole; perché con gli occhi e le i 6 gente fa istintivamente. Al capitolo XIII del vangelo secondo Luca, ai versetti 2 e 4; erano successe due disgrazie gravi in quel tempo e vengono raccontate a Gesù. La prima era un fatto di terrorismo, di sangue, politico. Alcuni Galilei erano stati uccisi da Pilato nel tempio e Gesù dice: « Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti voi per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo. 0 quei diciotto sopra i quali rovinò la torre di Siloe, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo ». Ecco, in questa parola forte di Gesù c'è l'idea di chi gli ha portato la notizia che se Si convive ogni giorno con la paura di non farcela questi uomini hanno avuto questa disgrazia e quest’altra e quest’altra... è perché c’è qualche responsabilità loro, qualche colpa, e Gesù dice, No, tutti noi! Ancora oggi, quando succedono, soprattutto in ambienti popolari, alcune disgrazie, addirittura terremoti, subito si dice: qual è la causa, di chi è stato il peccato? Questa ricerca è istintiva ed è molto antica e quindi affiora anche qui e Gesù si trova di fronte a questa domanda seria, domanda che rimane anche nella Chiesa. Quante persone sono tormentate da questo problema al quale non sanno dare una risposta soddisfacente. E noi vediamo che Gesù qui dà una risposta; e anche se le risposte di Gesù su questo problema del male non sono tanto risposte, quanto impegni, tuttavia è una risposta che è capace di rovesciare i termini del problema. « Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero le opere di Dio ». Abbiamo qui, come vedete, le due parti di questo brano evangelico su cui adesso possiamo meditare più a lungo. La prima parte è la domanda ansiosa: ma come, perché? È una domanda che nasce da una grande sofferenza e cercheremo un pochino di sminuzzarla la sofferenza che nasce da questa domanda. E poi la seconda parte è la risposta di Gesù e cercheremo anche di capire in che senso va questa risp osta. Daìquale sofferenza nasce questa .domanda, così angosciosa, così antica, eppure così ancora risorgente istintivamente. Questa domanda nasce anzitutto da un grande legame affettivo perché c’è un grande affetto verso questo ragazzo, questo figlio, questa figlia che soffrono. Nasce da questo profondissimo amore caricato ancor più dalla situazione difficile e quindi questo rapporto affettivo crea tutta la tensione di questa domanda e di questi interrogativi soprattutto nei casi più difficili quando si convive ogni giorno con la paura di non farcela, quindi con un’avventura di relazione, di rapporto che è difficile anche spiegare agli altri. Dunque questo senso profondo di legame di affetto è certamente una delle matrici, delle radici della domanda così sofferta. Una seconda realtà da cui nasce questa sofferenza è la solitudine; si perde la voglia di comunicare, travolti così come si è da situazioni tanto aggrovigliate e pesanti che certe volte, voi sapete, esiste la tentazione proprio per i genitori di chiudersi, di indebolire la propria vita esterna, mani si capisce tanto; infatti ci condu¬ cono a cantare con loro. Gli amici di lingua francese ci trasci¬ nano in un classico di Fede e Luce can¬ tato e mimato naturalmente. Seguono le presentazione degli amici svizzeri, seguite dal saluto commovente delle due amiche Ubanesi. Poi vengono pre¬ sentate le 39 comunità italiane presen¬ ti. Cominciano le rappresentazioni fran¬ cescane, mute ed espressive per chi ha limiti di comprensione, ma esemplari per tutti nella loro essenzialità. Ecco la storia della vocazione di Francesco; la storia del lupo di Gubbio; rincontro col lebbroso; rincontro di Francesco col Papa; infine la danza del Cantico delle Creature; mimate da amici e ragazzi. Tutti seguono con grande intensità il 7 ritirandosi in un circuito più ristretto perché il figlio o la figlia in difficoltà seria, grave, finiscono per assorbire a tal punto le energie da divenire Tunica sorgente di relazione fino a far cadere tutte le altre relazioni importanti, conducendo alla solitudine. Ed è qui allora che nasce la domanda magari repressa, magari non espressa, la domanda sulla colpa: ma perché, ma come? ma per causa di chi? E qualche volta addirittura ci si chiede: ma quale colpa, quale sbaglio abbiamo compiuto, che male abbiamo fatto?] E qui la domanda diventa una domanda che rode la coscienza e se talora si trovano anche delle spiegazioni, magari tecniche, da parte di medici o da psicologi, che coinvolgono anche un po’ la figura dei genitori, ecco che allora nasce un immaginario senso di colpevolezza che finisce per far diventare il rapporto un interrogativo di tormentali?*questa sofferenza, in questa domanda che si esprime qui nel Vangelo, ma di cui facciamo tante volte l’esperienza, diventa anche chiusura o rottura nei confronti della società, col lamento, con la ben nota frase « la società... tante parole, ma pochi fatti, ma nessun aiuto^ E quindi la società vista come oppressiva, come qualcosa che non ci capisce, da cui quindi si prende maggiore distanza e isolamento. {Eìnfine un ultimo aspetto di questo quadro così fosco che ha una ragione psicologica molto profonda, ed è quella che S. Francesco di Sales chiama « l’inquietudine di essere inquietati ». Uno vorrebbe essere tranquillo, avere una certa tranquillità, però perde la pazienza, si inquieta anche, ha sensi di colpa e si inquieta di averli perché non vorrebbe averli, e quindi rimane irritato contro se stesso perché è preso da queste forme di inquietudine, da sensi di colpa, di tristezza, ha colpevolezza anche su questo. Il quadro è certamente piuttosto oscuro ma è quello che in un modo o nell'altro a tante persone capita di vivere, anche senza , poterlo molto comunicare o spiegare^ j inoltre, se questa esperienza è comune anche a tante altre realtà perché è più frequente di quanto non si creda; tuttavia nei casi di chi si trova ogni giorno confrontato con questa realtà di un figlio o di una figlia che fin dalla nascita hanno questi problemi, sono cose che rischiano ogni giorno di ritornare e di appesantire la giornata precedente sulla seguente. Ecco perché queste domande nascono, quali radici così profonde e difficili hanno in noi. E allora adesso che abbiamo ascoltato la domanda cui gli apostoli hanno dato voce: « Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco? » Di chi è la colpa, ma come, ma dove? Cerchiamo di messaggio francescano, anche se non possono capire tutto. Fabietto che ha subito operazioni per mettere in uso le mani e sa bene che cosa significano le bende, segue con attenzione spasmodi¬ ca Francesco che svolge le bende del lebbroso, simbolo di fraternità che gua¬ risce e dà salvezza. I guizzi e il vento dei fazzoletti chiudono la prima festa: ab¬ biamo cominciato a camminare insieme con Francesco. Usciamo cantando « Dolce è sentire... » Fuori le stelle, il si¬ lenzio di Assisi, e le pietre, e le scale e i vicoli di notte che percorriamo ognuno verso il suo alloggio. I passi dietro Francesco Il venerdì mattina i passi dietro Fran¬ cesco sono anche materiali: ogni comu- 8 ascoltare la risposta di Gesù, la quale ha due partifRTspose Gesù: « Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio ». Notiamo bene questa parola che è molto importante. Comprende una parte negativa e una parte positiva. Che cosa dice la parte negativa? Dice: È necessario mettere da parte come inutili e irrilevanti tutti quelli che possono essere sentimenti di colpa o di responsabilità che gravano soltanto Tanima senza produrre nulla di buono. Gesù è molto netto, deciso su questo. È chiaro che Gesù non vuole negare che ci possa anche essere dimostrato scientificamente, per motivi di vario tipo, l’una o l’altra responsabilità. Però Gesù dice che non giova, che questo è irrilevante, non aiuta, non serve e quindi non è ragionevole, non è ammissibile, non ha da essere, anche se questa è una lotta non facile, il convincersi cioè della irragionevolezza di questo approccio per toglierlo completamente dal Offerte dei doni durante la messa con il Card. Martini. nostro quadro mentale. Vediamo, insomma, che Gesù anzitutto vuol chiarire, liberare il campo da tutti quei pensieri senza fine che si accodano l’uno all’altro e di cui non si riesce mai a trovare il bandolo. Gesù dice: « Né questo né quello ». Nessuna possibilità, nessuna ammissibilità di questo tipo di pensieri per una persona che voglia veramente sentirsi a posto e tranquilla davanti a Dio, che voglia trovare il cammino della Fede. Deve decidere da se stessa tutta questa catena di pensieri e di impressioni o di sentimenti il cui esito è sempre negativo, è sempre qualcosa che appesantisce, qualcosa che lascia perplessi o incerti. Penso che questo è un punto molto importante sul quale dovremo tutti esaminarci. Io penso che questa esperienza che tanti di voi vivono a livelli molto acuti, è ima esperienza che però in qualche maniera tocca tanti di noiJi Quante volte ci lasciamo attrarre da pensieri che ci appesantiscono e che non risolvono nessuna delle nostre situazioni ma le rendono soltanto più pesanti e oscure. Non hanno ragione di essere, dice Gesù, non hanno ragionevolezza e noi non siamo così davanti a Dio, Dio vuole altre cose da noi. Che cosa? Ecco allora la parte positiva della parola di Gesù. * « Ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio ». Notiamo che Gesù evita di rispondere quanto alle cause. Gesù ha detto: « Né lui né i suoi genitori », Gesù non entra nella causa, ma Gesù sposta tutto il ragionamento sul fine. Che cosa ha da venir fuori da questo? Che cosa ha da nascere? Quale disegno di Dio ha da manifestarsi? Naturalmente, voi direte, bella forza: siccome qui questo cieco nato deve essere guarito, il disegno di Dio è il miracolo. Se fosse sempre così, saremmo tutti d’accordo, nità percorre alcune delle vie di France¬ sco e sosta nei suoi luoghi: San Damia¬ no, la Porziuncola, l’Eremo delle Carce¬ ri, Santa Chiara le Basiliche sovrappo¬ ste. Come avverte il chiaro e completo quaderno del pellegrinaggio consegna¬ to a ognuno, rincontro con Francesco è fatto di silenzio, di ascolto, di pace: il si¬ lenzio ci fa pellegrini; naturalmente non è il silenzio di chi si chiude in se stesso e l’essere pellegrini non è attività delle gambe — anche se qui ad Assisi sono servite, eccome — ma del cuore e della mente. Anche il pasto è un bell’incontro, alle¬ gro, con canti. Nel pomeriggio: « Punti di incontro ». Sono venti con i contenuti più diversi (vedi l’elenco e le esperienze di alcuni 9 la soluzione sarebbe già pronta. Ecco, domandiamoci: queste parole di Gesù: « ma perché si manifestassero in lui le opere di Dio » sono parole che hanno valore soltanto in questo caso in cui c’è un miracolo e allora la situazione cambia così, miracolosamente, oppure non hanno nella vostra esperienza e sopratutto nell’esperienza di Fede e Luce, un valore proprio? Non è forse un cammino nel quale si manifestano, in lui, proprio in questa persona, in questo ragazzo, in questo giovane, in questa ragazza, delle misteriose opere di Dio di cui siamo adagio adagio stupefatti testimoni attraverso un cammino comune? Così mi pare che Gesù ci inviti a rileggere questa parola. Do solo qualche esempio che traggo da voi, dalla vostra esperienza, dalla vostra vita e da ciò che posso sapere o capire, che avviene o che sta avvenendo. Prendiamo semplicemente un Tutte le forme di isolamento o di ripiegarsi su di sè non hanno senso tema fondamentale quale è quello della comunicazione e della incapacità che, chi ha gravi handicap, ha di comunicare. Quando la comunicazione è molto ridotta, quando è difficile capirsi e capire se si è capiti, cominciamo a intrawedere in questo momento quale grande cosa sia il dono della comunicazione, questo dono che viene così sprecato, anche malamente, ma di cui invece, anche solo un briciolo ha un valore immenso. Ecco che allora nasce, proprio per il dolore di questo vuoto di comunicazione, una straordinaria capacità di avvertire anche i minimi segni della comunicazione. Non c'è mai quindi veramente fra genitori e figlio un vuoto di comunicazione, perché anche se in condizioni gravi, egli comunica perché carica i genitori di speranza, chiede e vuole affetto, subisce paure che si abbattono inconsciamente su di lui, chiede protezione. Ecco che allora si attua una testimonianza di amore creativo, capace di superare barriere ed ostacoli giudicati insuperabili, che ha, in questa società che spreca così miserevolmente i doni comunicativi, un valore straordinario. È un qualche cosa, è una società che rinasce al senso vero dei rapporti anche proprio in questi esempi limite, dove il rapporto è ridotto e difficile; la forza d’amore che ci si mette è una forza che è un dono immenso per la Chiesa. . Quindi io sono convinto che l’esperienza di questo tipo che voi vivete in Fede e Luce, è l’espressione di un grande amore, di una grande forza per la Chiesa, che voi regalate a ciascuno di noi e che chi è più avvertito nel coglierla, nel condividerla, sente una grandissima testimonianza della forza comunicativa jieir amore anche nei limiti più grandmET amore stabilisce una relazione così profonda che moltiplica e scopre sempre nuovi livelli di comunicazione e tutta fatta di attesa, di tenacia, di perseveranza, di dono di vita ed è per questo che la tentazione dell’isolamento è una tentazione che voi rifiutate e che va rifiutata. Queste parole che Gesù dice: « Né lui né i suoi genitori hanno peccato » ci dicono che per Gesù tutte le forme di isolamento, di ritirarsi, di ripiegarsi su di sé, non hanno senso. E una tentazione gravissima. Mentre il coraggio di coinvolgere anche altri a partecipanti): servire, giocare, lavorare, riflettere. Alcuni argomenti, è stato osservato, erano troppo ampi per le due ore previ¬ ste, ma in ogni caso erano utili per il metodo impiegato nel trattarli. Alla fine si va alla Basilica superiore per l’eucarestia con il cardinale Martini, che segue con cura Fede e Luce itaha- na. Con Martini in San Francesco La cosa più suggestiva della basilica sono gli affreschi di Giotto sulle pareti: grandi, chiari, raccontano la vita di Francesco . Ci sorprendiamo a riguar¬ darli con stupore. Toh! Riproducono le scene di ieri sera. Veramente è il con¬ trario, ma l’inversione si giustifica: quelle erano fatte dai nostri ragazzi e 10 condividere le proprie sofferenze dell’esperienza umana è un dono che viene fatto all’umanità. Mentre il rinchiudersi, risolarsi dagli altri nella sofferenza, nello sconforto, è andare indietro, verso appunto questa domanda oscura e corroditrice dell’esperienza umana, questa domanda che non ha nessun esito positivo. Notate anora la bellezza di quella parola di Gesù: «perché si manifestassero in lui le opere di Dio », non dice soltanto in voi, ma in lui. Cioè le opere di Dio si manifestano nella persona che proprio per i suoi limiti sembra non saperle esprimere se non in forma molto modesta, in forme appena embrionali. Lette così queste espressioni, anche talvolta al limite, proprio perché appena percettibili, lette così sono cariche di una dignità umana immensa ed è quindi compito vostro e di tutti quelli che vi aiutano spezzare questo isolamento e dare questa dignità sentendosi tutti carichi di un dovere, di un compito umano e sociale estremamente grande perché raggiunge i fondamenti dell’amore umano stesso e lo libera. Ecco dunque l’assurdità di sentire queste situazioni con un senso di colpevolezza o responsabilità negativa mentre invece la via che tanti di voi stanno sperimentando anche se faticosamente è di sentirsi responsabili in positivo per compiere quel miracolo quotidiano che è il rispetto profondissimo della dignità di chi, anche attraverso il poco di comunicazione che può dare, tuttavia porta la dignità di questo disegno di Dio.‘E questa è una lezione grande per tutta la società la quale, come sapete meglio di me, ha reagito di fronte ai casi difficili, segregandoli o ignorandoli; la società in questo modo rischia di trasformare questa realtà in un vero senso di colpa perché la società che compie un rifiuto si sente colpevole e davanti a questo certamente vi è un cammino sociale che è ancora lungo da fare. Voi in Fede e Luce siete molto avanti in questo cammino, sapete benissimo che siete dei pionieri. Purtroppo ancora oggi, i genitori vengono caricati di responsabilità eccessive e voi, quindi, che vivete in questo movimento di Fede e Luce, avete una grande testimonianza da offrire; una responsabilità positiva consapevole dei propri limiti, che si traduce anche in appello alla società per cui anche la persona handicappata, psicotica, in situazioni molto difficili, non è per nulla un segno di colpa o responsabilità eventuale dei genitori ma è il segno di una sofferenza che attraversa tutta la vita umana e sociale e quindi va affrontato nell’ottica di un cammino di redenzione e di riconciliazione./ 1 Ecco perché è atteggiamento chiaramente La società rischia di trasformare questa realtà in senso di colpa sbagliato quello di chiudersi di fronte alla società; bisogna investirla coraggiosamente e dignitosamente anche dei propri problemi, delle proprie domande di solidarietà che si manifestano nell’esperienza quotidiana. E nessuno può accettare di essere marginalizzato nel proprio dolore perché la dignità grandissima di esso va rispettata e affrontata anche dalla società. E per questo non può bastare un po’ di pietà o di assistenza; bisogna arrivare al cuore delle dagli amici e dai genitori ai quali ci uni¬ sce una rete di affetti; questi fanno del¬ la Basihca Superiore un gioiello d’arte, forse più un museo di una chiesa. Infatti i turisti guardano un po’ stupiti questa folla che entra per una messa con i faz¬ zoletti colorati, i canti, le carrozzelle, le sembianze insolite, le camminate diver¬ se. Alcuni sono irritati perché non po¬ tranno visitare gh affreschi nella prossi¬ ma ora e mezza. Arriva l’arcivescovo Martini. Lo acco¬ glie il canto « Marana Tha », vieni Si¬ gnore. Comincia la celebrazione. Intor¬ no sono i sacerdoti di Fede e Luce tra i quali spicca il nero Clemente. Intorno ancora, molti dei ragazzi più colpiti e degli amici, seduti sui gradini, per terra, in piedi, fitti, intenti. 11 progettazioni sociali ed economiche. I Quante volte mi è avvenuto di proporre, di insistere su queste cose proprio nell’ambito dei piani pastorali della dioceci di Milano; soprattutto in quest’anno in cui puntiamo al tema del farsi prossimo anche con assemblee civili che coinvolgano tutti i responsabili delle istituzioni pubbliche, nelle diverse zone della diocesi. Proprio perché questo è certamente un compito nel quale bisogna essere in molti, i più deboli vanno maggiormente difesi e questa è una priorità programmatica anche nel campo del lavoro, dell’economia e la stessa dimensione di generosità e solidarietà umana che si esprime nel volontariato non può rappresentare una supplenza alle lacune della scelta che la società deve compiere. E qui certo il cammino sociale è ancora grande. È proprio da un movimento come questo che possono venire stimoli interiori, che possono venire delle forze educative, culturali che poi diventano proprie anche di tanti altri che al momento le sentono poco. Per cui non avvenga più che alla famiglia troppo spesso si faccia carico di problemi troppo gravi, così che si senta quasi costretta al limite della sopravvivenza, sola nella quotidianità spesso pesante della convivenza con i casi più gr avi. I , Mentre invece è chiesto in quésto cammino — è una grossa responsabilità — che voi possiate divenire protagonisti di un amore così forte e creativo che potrà incidere nella società e potrà chiedere con forza alla società di trasformarsi. Questo è un fatto così significativo e importante che non può essere affrontato che con un impegno sociale comune fino a raggiungere una dignità sociale e politica, e deve quindi essere affrontato anche a questi livelli. Ciò non escluderà, anzi valorizzerà anche di più le piccole solidarietà quotidiane; come queste giornate di pellegrinaggio piene di piccole solidarietà, di mille eventi che hanno un immenso valore di comunione e di generosità. E appunto per questo vanno collocate nel loro ambito e debbono essere stimolo per aprire tutte quelle porte della società che non debbono rimanere chiuse, predo che in questo ambito noi abbiamo un compito molto grande anche come credenti e come comunità cristiane. Io sono convinto che tutte le nostre comunità devono convertirsi e si tratta proprio di una vera conversione e parecchi di voi mi hanno raccontato la situazione di non conversione di alcune comunità. Convertirsi a una diversa e più consapevole socialità con handicappati, disabili di ogni tipo e con le loro famiglie. È necessario quindi dare un’autentica priorità a questo compito che impone nuovi criteri e valori per cui questa carità diventa applicata alla comunità cristiana, un progetto esigente e coinvolgente. Ed è anche quel progetto che noi come diocesi di Milano ci siamo impegnati a svolgere in questo biennio fino al convegno sulla carità. Io vedo però quanto è difficile farlo capire alle parrocchie, alle diverse realtà. Quando si parla di questo, subito si traduce, nell’una o nell’altra iniziativa piccola o grande — questo va bene — però è un modo di vita, è un criterio di vita che deve essere. La carità non è semplicemente i gesti di carità, ma è un modo di coinvolgersi che cambia veramente i parametri dell’esistenza. E quindi ha un valore anche sociale immenso. 1 Io faccio una piccola digressione su uno dei temi molto importanti di questo tempo, nel quale ci siamo impegnati come diocesi, il tema della disoccupazione, dell'occupazione Martini, alto, imponente eppure « vi¬ cino » a chi lo circonda. Quanto, si ve¬ drà poi la sera quando parlerà con i ge¬ nitori. Ha un vangelo difficile da spiegare: le ultime parole di Gesù prima di salire al cielo: andate in tutto il mondo; chi cre¬ derà sarà salvo; ecco i segni di quelli che crederanno. Spiega con chiarezza e brevità. Ascoltaci Signore! Ascolta le nostre richieste semplici e grandi, alcune dette con tanta fatica. L’azione scenica, che spesso è nelle messe di Fede e Luce per facilitare ai ragazzi la comprensione di questo o quel concetto rehgioso, rappresenta dei pellegrini (l’umanità) che cercano chi è il Salvatore, colui che guarisce, e, trova¬ tolo, seguono la sua parola. 12 giovanile, del lavoro. Due settimane fa è stato a Milano il vescovo incaricato dalla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti per redigere la bozza di lettera sull’economia, sulla vita economica e sociale. Si è tenuto un suo incontro nell’episcopio a Milano, con una ventina di economisti tra i nomi più famosi della scienza economica internazionale. Sono stato molto colpito di come questi economisti dicevano che è giusto, importante che la società si interroghi anzitutto sulla realtà dei più deboli. Povertà, fame, disoccupazione, anzianità, handicap, e si domandi se il suo quadro economico sia capace di dare priorità a queste cose; e questo rovescia un pochino tutto il modello economico che di solito è: progresso-sviluppo e poi, attraverso questo, distribuzione che possa anche raggiungere i casi difficili. Invece essi dicono, no, i modelli economici tradizionali non hanno mai saputo spiegare il perché delle emarginazioni, delle povertà; li hanno sempre fatti sorgere e quindi non esiste una terza via; esiste la necessità di un nuovo modello di uomo, di una nuova antropologia che mettendosi ad un nuovo e responsabile modo di vita, possa avviare una forma di economia dove queste cose abbiano una priorità. Questo — è difficile spiegarlo in poche parole — mi ha molto colpito perché vuol dire che la scienza economica contemporanea, liberandosi da schemi del passato, vede che c’è bisogno di un supplemento etico cioè di un impegno morale di tipo di vita. Ora, è proprio questo supplemento etico che nasce dal vostro tipo di impegno. Per questo la parola di Gesù « Perché si manifestino in lui le opere di Dio », è un’attività di salvezza sociale che occorre contemplare; quindi non soltanto il caso singolo, naturalmente guardato con amore pietoso, drammatico, ma ciò che esso significa quando ci si mette davvero a viverlo in maniera diversa. Ma come appunto vedo che insegna Fede e luce e che ha costituito per me fin dall’inizio — da quando ho conosciuto questa realtà — motivo di grande ammirazione e gioia, si insegna a vivere questa realtà in modo diverso; ma allora vivendola così, cambia tutto il sistema di vita, cambia anche il modo di capire il senso del vivere umano e cambia in quella maniera che è capace di far Dopo la consacrazione, lo scambio della pace che è sempre uno dei mo¬ menti più intensi e ricchi delle messe Fede e Luce. E questa volta, pressoché inaspetta¬ to, abbiamo un altro grande momento: due bambine molto colpite fanno la pri¬ ma comunione, fra i loro genitori. Marti¬ ni, grande, si piega portando l’ostia, giù, a Manuela D’Amico e ad Anna Asa¬ ro nei loro passeggini. Usciamo nel piazzale davanti la basi¬ lica, commossi, tra il prato verde, le pie- I tre dei muri e del lastricato, nella luce ombrata di quando il sole è appena tra- montato. Indugiamo nello staccarci dal¬ la basilica, ma ci torneremo domani con Jean Vanier. Piano piano sfiliamo via con i nostri piccoli stendardi colorati, fra le viette che diventano viola. 13 cambiare anche il resto della società, con tutti i suoi squilibri e le sue sofferenze, e, al limite, tutte le guerre, tutti i terrorismi, tutte le forme che nascono da una società nella quale la competizione, lo sfruttamento, il prevalere dell’uno sull’altro è legge; mentre invece a partire di qui, in lui si manifesta un tipo di società e di vita in cui tutte queste cose vengono rovesciate; quindi può nascere, c’è l’offerta di una società di fraternità, di una società solidale. 0awero, mi pare, che pensando alla vostra / 'esperienza si comprenda in profondità il valore della frase evangelica: « perché si manifestassero in lui, nella sua cecità, quindi nella sua povertà, nella sua sofferenza, le opere di Dio. » È appunto questo percorso di solidarietà e di lettura nella vostra vicenda, come genitori di Fede e Luce, che vi porta ad avvertire quanto sia centrale il primato di una vita concepita come dono, come accoglienza, come servizio, come solidarietà; realtà capace di rinnovare la pesantezza, il dolore del presente ed è quindi proprio ad un mondo così inquieto come quello nostro di oggi, incapace di darsi ragioni di vita, di fronte a tante assurdità, che voi potete portare addirittura la sorpresa della gioia, della vostra fede, radicata in una capacità di amare, che trova forza e sorgente nel dono dello Spirito Santo.ljjJJalla Pasqua di Cristo, dalla sua Croce, Pasqua e Croce che si rinnovano nel nostro quotidiano, a condividere il dolore di chi ci è caro e che diventa, ed è anzitutto e prima di tutto dolore nostro, tante volte anche più grande dolore dei genitori, e molto di più in loro che non nei figli che forse non ne hanno coscienza, mentre il genitore l'ha vivissima. Ecco, che cosa la Chiesa deve anche imparare ad ascoltare da voi e dalla vostra vita e come ciascuno di noi insieme deve farsi carico di un cammino comune di solidarietà e la vicinanza di fedeli credenti ci deve convincere che ci è affidato il compito di difendere la dignità della vita che viene difesa, accettata, amata, promossa proprio là dove sembra meno comprensibile, meno significativa; mentre invece questo amore creativo, aiutato dalla solidarietà attiva e continua della comunità compie questi miracoli; non si compierà il miracolo del cieco nato, però si compiono dei miracoli che toccano davvero la società e hanno l’orizzonte dell’uomo nuovo, dell’uomo nato dalla forza del Battesimo e della Risurrezione di Gesù. Ecco come io yedo il vostro cammino. È un cammino di cui voi conoscete meglio di me le enormi difficoltà quotidiane ma per il quale avete un grande supplemento di amore e di forza proprio nel vostro mettervi insieme. Io credo che questo cammino è destinato a dare ancora grandi doni alla Chiesa e alla società e a far camminare la chiesa stessa e le nostre comunità con un passo molto più rapido e serio, togliendole da tante secche e da tante stagnazioni nelle quali sono invischiate proprio perché non sono di fronte a problemi così seri e così gravi come i vostri. Quando ce li si mette davanti, allora la vita diventa anche più lineare perché cadono tante fantasie e tante inutili disquisizioni cedono di fronte a queste realtà più urgenti e più gravi che sono quelle che costituiscono l’umanità. Questo è l’augurio, la preghiera che io faccio per voi, chiedendo al Signore che vi aiuti in questo ritiro di Assisi, in questi momenti di fede, a raccoglierne il messaggio e a pregare il Signore perché lo possa raccogliere anch’io. □ Dopo cena Martini parla, solo ai geni¬ tori e ai sacerdoti. Perché, si capisce dal tema, che è una frase del Vangelo « Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco? Rispose Gesù: Né lui ha peccato, né i suoi genitori... ». Intanto nei vari alberghi si svolgono le veglie di amici e ragazzi finché torna¬ no i genitori. Scendere le scale Sabato è il giorno di Jean Vanier. Primo incontro alle nove, nel teatro della Cittadella. Jean arriva in una macchina piccola, ne esce snodandosi per i suoi due me¬ tri: è grande, non solo di statura. Siede (continua a pag. 36) 14 DOPO LE PAROLE DI MARTINI UNA MAMMA: Quali parole più belle? Reputo la conferenza del Card. Martini assai profon¬ da, sottile e ricca di temi da meditare e da sviluppare. Oltre il punto di partenza delle parole di Gesù assol¬ venti e rassicuranti riporta¬ te da Luca (<( Credete che quei Galilei fossero più col- pevoh di tutti gli abitanti di Gerusalemme? (Luca, XIII, 2,4) e ancora: « Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manife¬ stassero in lui le opere di Dio », mi è piaciuto l’invito appassionato ad aprirci, a non chiuderci, a deciderci a buttar via questo terribile peso dei nostri lati negati¬ vi: sensi di colpa, infruttuo¬ si di per sé, inquietudini, amarezze, affanni. Mi ha colpito vivamente la cita¬ zione di S. Francesco di Sa- les « l’inquietudine di esse¬ re inquieti ». Ma ecco che se vogliamo procedere nel cammino della fede (nostro pellegrinaggio terreno), dobbiamo mettere da parte tutti i pensieri che appe- santiscono perché « Dio vuole altre cose da noi ». Gesù sposta il ragionamen¬ to sul « fine ». Nostro figlio è così « perché si manifesti¬ no in lui delle meravigliose opere ». E la nostra testimonianza di amore, di forza di amare, è un dono unico per la Chiesa. Quali parole più belle po¬ tevamo sentirci dire? Luisa Nardini nè lui nè i suoi genitori UN PAPÀ: Sono stato colpito Sono stato colpito dalla profondità delle osserva¬ zioni del Card. Martini circa l’argomento che a noi geni¬ tori è più nel cuore. Ho vissuto il senso di stu¬ pore al primo impatto di una triste realtà che ci fa esclamare: ma perché pro¬ prio a me doveva capitare questo? Ho vissuto il senso di ri¬ fiuto che ci fa lottare nella spesso, purtroppo vana ri¬ cerca di un rimedio, quasi a voler cancellare con un col¬ po di spugna un incubo che ci tormenta. Ho vissuto la rinunzia di una vita normale, di una li¬ bertà comune agh altri, de¬ gli amici e di una quiete a cui pensavamo aver diritto, che ci fanno dimenticare troppo spesso la sofferenza vera dei nostri cari. Un senso di egoismo ci pervade, attaccati come siamo al mondo che ci cir¬ conda con le sue lusinghe di benessere che non ci portano ad accettare sacri¬ fici e rinunzie. Ci domandiamo se vale la pena vivere una vita così faticosa, abbandonati spes¬ so dai parenti, incompresi dagh amici, isolati dal resto del mondo. La commiserazione dei nostri guai spesso ci benda gli occhi e non vediamo ol¬ tre il naso del nostro torna¬ conto. Troppo spesso cerchia¬ mo distrazioni che ci allon¬ tanino dai nostri gravosi compiti, a danno di chi ten¬ de le mani alla ricerca di af¬ fetto e protezione. Non ci rendiamo conto di ricevere più di quanto uma¬ namente possiamo dare: questo è il senso del collo¬ quio del Cardnale Martini. Sapremo noi genitori se¬ guire le orme di S. France¬ sco senza prendere vie tra¬ verse? I nostri compiti sono gra¬ vosi, la nostra è una vita di rinuzie, ma guardiamo i no¬ stri figli che ci sorridono, guardiamo la gioia che i loro occhi sprigiona, guar¬ diamo la gratitudine che ci riserbano. Giuseppe Barluzzi 15 Siamo venuti ad Assisi per capire San Francesco Sopra. L’incontro di Francesco col lebbroso nella rappresentazio¬ ne durante la veglia di presen¬ tazione di giove¬ dì 24. A sinistra. Un gruppo « in cammino sui passi di S. Fran¬ cesco », venerdì mattina. per andare lungo le sue strade 16 I Il saluto di un gruppo di amici jugoslavi, giovedi sera nel teatro della Cittadella per incontrare altre comunità 17 Io ho visto 10 ho visto tante cose. 11 primo giorno è stato quando siamo partiti tutti insieme giovedì mattina con un pullmanino piccolo. Nel pullman abbiamo can¬ tato; con i nostri ragazzi era mia cugina che si chiama Grazia. Io mi sono divertita assai. Ci siamo fermati alla « sta¬ zione di servizio ». Abbiamo mangiato tutti e siamo ripar¬ titi subito alle ore 1. Ad Assisi c'erano tante comunità di « Fede e Luce ». C’era Valeria di Roma, c’e¬ rano quelle ragazze di Mar- zocca di Senigallia, ecc., c’e¬ ra infine la signorina Luisa Spada. Siamo andati nelle stanze che ci indicava una signora che stava nell’albergo; ab¬ biamo aggiustato i letti che stavano nelle camere per la sera. Noi siamo arrivati stanchi dal viaggio che era lungo. Siamo scesi giù e siamo an¬ dati al ristorante a mangiare cose buone e siamo andati a teatro ed abbiamo fatto la scenetta « Laudato mio Si¬ gnore ». Tutte le persone che sta¬ vano hanno applaudito mol¬ to, siamo andati al teatro, tutti erano stanchi i perso¬ naggi. L’indomani mattina siamo andati, tutte le comunità, a fare una passeggiata, a visi¬ tare la Chiesa di Santa Chia¬ ra, in quella Chiesa c’era pure « Gianni Vagné » che ha detto la sua testimonian¬ za. Hanno detto la Santa Mes¬ sa, dopo quando siamo ritor¬ nati di nuovo alla casa Fran¬ chi siamo andati a dormire. Le valigie stavano sopra un tavolo nella camera; ab¬ biamo dormito bene. L’indomani ci siamo alza¬ ti; pure i miei genitori si sono alzati, siamo lavati un poco e dopo mi sono vestita: avevo la gonna e una cami¬ cetta. Quelle ragazze di Marzoc- ca, quando mi hanno vista, 18 tante cose «Ad Assisi c'erano tante comunità di Fede e Luce » « sono rimaste meravigliate molto, hanno fatto tanta fe¬ sta. Il primo giorno la pasta al sugo era buona. Il secondo giorno la pa¬ stetta in brodo era buona. C’era pure quella famiglia di Bari che si chiama D’Ami¬ co; era una loro figlia Ma¬ nuela che è un poco handi¬ cappata. A me dispiace quando questa persona si mette a piangere molto. A me di¬ spiace quando ci siamo la¬ sciati domenica. Quella di Marzocca, in Chiesa si è commossa un poco. A me è piaciuta la Chiesa di Santa Chiara, di più pure A destra: applausi alla fine della prima serata. Sotto: due amiche guidano ad una classica canzone animata. le altre Chiese. C'erano pure i negozi bel¬ li, eleganti molto. Ad un'altra parte c'era la Chiesa degli Angeli che era bella. C'era il paesaggio di tante case belle. Quando ci siamo lasciati, tutti ci siamo un poco dispia¬ ciuti. Io in chiesa ho pianto a vedere la mia compagna Marina che si è commossa pure lei. A noi che stavamo li nella chiesa di Assisi, il Ve¬ scovo ha detto: « Venite di nuovo ad Assisi » e non « Andate, la Messa è fini¬ ta! ». Giuliana Loiudice Ognuno indossa a modo suo il triangolo di stoffa colorata e decorata. Ecco i sei modi osservati. Alla boy scout, parzialmente arrotolato con la punta dietro e le due trecce fermate avanti con un anello o un legaccio. Alla compagno, con la punta dietro e un nodo lento e piuttosto alto davanti. Alla cow boy, con punta davanti e nodo dietro la nuca. Ognuno Alla scialletto, non servono , spiegazioni. 31 Alla bracciale, annodato attorno modo a u’ avarn b racc i°- Intorno alla gamba, richiamo SUO all’ordine britannico della giarrettiera. Tre immagini della rappre¬ sentazione francescana della prima serata: frate sole, san Francesco e il lupo fuori Gubbio, applausi alla fine del Cantico delle Creature. Jean Vanier nella basilica di S. Francesco, il giorno della riconciliazione. (Selezione di passi) Alzati e ritrova la speranza Nella vita, siamo spesso guidati dalla paura: paura di non essere amati, di essere abbandonati, paura della delusione, della sofferenza, della morte. Nel Vangelo c’è una parola straordinaria di Gesù: « Amate i vostri nemici! » « Fate del bene a chi vi odia! » « Pregate per chi vi perseguita! », perché è facile amare chi ci vuol bene; anche la gente senza Dio può farlo. È facile imprestar danaro a chi certamente ce lo restituirà. Gesù sa che il problema fondamentale del mondo è che odiamo quelli che ci odiano. Egli sa che se qualcuno è violento con me, io sarò violento con chi è più debole di me. Gesù è venuto per trasformare la violenza in tenerezza, in perdono; è venuto a 21 Anche il più piccolo fra noi ha un dono: dell’amore, dell’accoglienza, del servizio, della fraternità, della maternità. Basilica superiore di Assisi. Jean Vanier parla alle comunità di Fede e Luce portare l’amore sulla terra, a darci il suo Spirito perché noi possiamo amare il nostro nemico. Ma noi diciamo: « È impossibile! Nessuno di noi è capace di amare la persona che ci fa del male, che ci fa paura ». E Gesù ci dice: « Ve lo insegnerò io ». Lui che è il maestro dell’impossibile. Lui può cambiare il nostro cuore di pietra in un cuore di carne. Ci vuole tempo. Un seme non diventa albero in un giorno. L’importante, perché cresca, è dargli acqua; l’importante, perché dia frutto, è che la terra sia buona. Oggi non puoi ancora amare il nemico, ma non ti preoccupare: siamo sulla strada dove impareremo ad amare. Gesù diceva ai suoi discepoli: « Siete la luce del mondo! » Immagino che essi si siano guardati l’un l’altro come a dirsi: « Il mondo non è ben illuminato! » Gesù dice anche a noi: « Siete la luce del mondo! » anche noi potremmo dire: « Il mondo non è certo molto illuminato! » Ma sapete, per diventare luminosi, bisogna attaccare la spina alla corrente. Vedete quelle piccole lampade sul soffitto della navata? Se il sagrestano non avesse acceso, cioè data la corrente, sarebbero spente e sarebbe buio. Così è per noi: perché ci sia luce, deve passare la corrente; dobbiamo essere « attaccati » a Gesù perché ci sia luce in noi. Se ci stacchiamo da lui saremo al buio e al buio faremo ogni sorta di sciocchezze. Il solo vero peccato è quello di staccare 22 f La messa col Card. Martini Sopra: un momento della rappresen tazione durante la messa. Jean Vanier prega con Francesco Gammarelli e Sabrina la corrente che ci lega a Gesù. Se saremo attaccati a lui, se la sua corrente passerà, saremo luminosi, nell’amore e nella pace. Un giorno Gesù parlava in un cortile di una casa tra una folla fitta. Sopra le teste, viene calato con delle corde un lettino dove disteso c’è un uomo paralitico, che non può parlare. Gesù lo guarda negli occhi e gli dice: « I tuoi peccati ti sono perdonati ». Io tolgo dalle tue spalle il giogo della colpa. Noi siamo schiacciati dal peso della colpa perché tutti pensiamo di essere come non dovremmo essere. Per esempio, quando, mangiando un bel piatto di pasta, vediamo alla televisione la gente di Etiopia che muore di fame, ci sentiamo colpevoli. Abbiamo tante ragioni per sentirci colpevoli; non ci sentiamo leggeri, non abbiamo il cuore libero, nè gioia. Perché il frutto della colpa è la tristezza. Tutta l’opera di Gesù è togliere questo peso dalle nostre spalle, il peso del passato. Ci vuol dare un cuore libero, pieno di gioia, capace di amare. Quando Gesù dice: « I tuoi peccati sono perdonati », la gente intorno non è contenta: « Come può un uomo perdonare? Solo Dio può togliere i peccati! » e mormora contro di Lui. Gesù li guarda, sa cosa c’è nel loro cuore e dice: « È più facile per il Figlio dell’Uomo dire “i tuoi peccati sono perdonati” o dire “alzati e cammina”? E perché voi sappiate che il Figlio 23 Oggi Anna e Manuela hanno fatto la prima comunione. Sopra: Manuela D'amico con il Card. Martini e i genitori dopo la prima comunione. Sotto: Anna Asaro sta per ricevere la prima comunione deH’Uomo ha il potere di perdonare, ti dico — e guarda il paralitico —: “Alzati e cammina!” » E il paralitico si alza e grida di gioia. Gesù dice a ognuno di noi « Alzati e cammina nell’amore! Siate uomini e donne di speranza in un mondo dove dominano odio e paura, dove c’è tanta oppressione per i piccoli e i poveri. Io ti dico: « Alzati, ritrova la speranza; crea delle comunità dove i poveri possano trovare il loro posto, accogli il povero in casa. Non è giusto che essi vivano nei ricoveri; devono essere accolti in luoghi dove possano trovare tenerezza e amore ». Questo Gesù dice ad ognuno di noi. Ma ognuno di noi ha il peso della colpa sulle spalle; Gesù dà allora il potere di dare il perdono in nome di Dio ad alcuni uomini sulla terra. Ogni uomo ha un dono particolare, anche il più piccolo fra noi ha un dono: dell'amore, dell’accoglienza, di servizio, della paternità o della maternità... Ognuno ha la sua missione. Ai sacerdoti Gesù dà il dono del perdono. Essi ascoltano il peso della colpa sulla terra e possono dire: « Ti perdono nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo ». Alzati, ritrova la speranza Nella comunità abbiamo scoperto le nostre ferite, le nostre paure; abbiamo visto come è facile staccare la presa 24 della corrente dell’amore, dello Spirito Santo. Non abbiamo creduto alle promesse di Gesù e così ognuno di noi porta il peso della durezza del proprio cuore. Per questo oggi, giorno della riconciliazione, dobbiamo chiedere a Gesù di togliere il peso della colpa dalle nostre spalle, di ridarci un cuore pieno di gioia, di libertà, la forza dello Spirito Santo per saper perdonare al nemico, per sapere andare incontro a chi ci disturba, a chi ci fa paura. Oggi pomeriggio, tempo della riconciliazione e dell’adorazione, perché ci sia più corrente d’amore in noi, perché le nostre comunità diventino più capaci di accoglienza, più attente all’ascolto dei più piccoli, dei più poveri; perché i più poveri siano sempre più onorati, dobbiamo accettare di inginocchiarci davanti a quest’uomo che ha avuto il mandato da Gesù e dalla Chiesa. Dobbiamo trovare l’umiltà e la piccolezza per dire: Perdono! Mi sono distolto da te e dal povero! Rimetti in me quell’alleanza dello Spirito Santo! Ridammi un cuore che sa amare! Dammi la tua forza perché io possa essere uno strumento del tuo amore in un mondo di odio, di pace in un mondo di guerra, di speranza in un mondo di disperazione. E allora sentiremo il sacerdote che ci dice: « Ti perdono nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Va e fa di questo mondo un mondo d’amore dove il povero trovi il suo posto ». □ 25 Grazie Francesco per essere venuto a camminare con noi Padre Enrico Cattaneo S.J. è il nuovo assistente nazionale di Fede e Luce. Ecco come vede il legame che unisce Fede e Luce a S. Francesco Dopo due pellegrinaggi ad Assisi (nel ’78 e ora nel- l’86), penso che dobbiamo considerare S. Francesco come particolarmente vicino a noi Cerco di riassumerla in qualche punto, in cui vorrei esprimere anche la mia esperienza di Assisi ’86. l. SPIRITUALITÀ’ DEI POVERI. Francesco ha scel¬ to la povertà come compagna della sua nuova vita. Cerchiamo di capire: oggi si parla tanto di lotta contro la fame, la miseria, la disoccupazione... Tutto ciò è giusto e santo, ma non è qui il problema. Ciò che Fran¬ cesco ha capito è la proposta sconvolgente del Vange¬ lo di scegliere come progetto di vita la povertà, o me¬ glio, Cristo povero. Credo che anche tra noi cristiani, pochi hanno compreso veramente questo messaggio. Eppure Gesù lo ha posto come condizione perché ci siano tra gli uo¬ mini rapporti nuovi, basati sulla condivisione, non sul potere. Noi, forse, siamo più vicini a questa grazia, perché toccando con mano la « povertà » di tante nostre si¬ tuazioni, se accettiamo di farle rientrare in un « pro¬ getto di vita » che è quello del vangelo, le vedremo trasformarsi nella misteriosa fecondità della croce. II. SPIRITUALITÀ’ DELLA FRATERNITÀ’. France¬ sco vestiva di sacco, ma non era un misantropo. Ama¬ va stare con i fratelli. Chiara lo ha seguito. Certo, la fraternità deve essere basata sull’impegno, sul senso di responsabilità, sul servizio e, quando occorre, an¬ che sul sacrificio. Ma l'amore fraterno è anche un bal¬ samo... « Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme ! » (Sai. 133, 1). Un’peso portato insieme è più leggero. Il dono che i nostri ragazzi ci fanno è proprio quello di farci scoprire questa realtà, oggi così difficile a vivere in maniera semplice e casta: liberare un’affettività che non sia bramosia o gretto spirito di gruppo, ma intenso amore fraterno, senza frontiere. m. SPIRITUALITÀ’ DELLA LODE. Francesco è l’uomo della lode. Lodare vuol dire lasciar cantare il cuore, perchè « è bello dar lode al Signore » (Sai. 92,2). Ogni volta, nei nostri incontri, riscopriamo il miracolo della festa e della lode. Chi ha accolto questo dono ha sperimentato che la lode non è la soluzione ai nostri problemi — che restano —, ma è la strada giusta per affrontarli. Commiserarci, rattristirci, ripiegarci su noi stessi non serve né a noi né a chi dobbiamo aiutare. La lode libera in noi energie di vita, di amore e di per¬ dono; la lode è fonte di riconciliazione, soprattutto con quel Dio che siamo spesso tentati di accusare. Grazie, Francesco, per essere venuto a camminare con noi! \ J « ...La povertà di tante nostre situazioni, se accettiamo di farle rientrare in un progetto di vita, che è quello del Vangelo, la vedremo trasformarsi nella misteriosa fecondità della Croce ». P. Cattaneo si presenta come nuovo assistente nazionale prima della messa in S. Chiara. 27 I bambini in 5. Maria Maggiore A destra. Un bambino entra in chiesa per la « sua » messa; sulla porta riceve un ramo d’ulivo simbolo di pace. Sotto: la processione offertoriale Dopo la messa in Santa Chiara Anch’io mi metto sull’attenti « Signore, fa di me uno strumento della tua pace! Signore fa di me uno stru¬ mento del tuo amore ! » Stru¬ mento di pace e di amore, ecco la realtà in cui ho vissu¬ to i giorni di Assisi. Stru¬ mento, e sottolineo la paro¬ la, perché qualche volta io personalmente, dimentico di essere strumento. È quello il momento in cui, se da un lato scopro i miei infiniti li¬ miti e il mio non essere nien¬ te, dall’altro lato scopro l’in- finita grandezza di Dio e il suo essere tutto. Uno di quei momenti è stato durante la celebrazio¬ ne della S. Messa preparata dal Sud. Tutta una prepara- zion fatta anche di nervosi¬ smi, di tensioni, di inespe¬ rienza; una preparazione che ci portò a piazzarci nei pressi di S. Chiara un’ora prima dell’inizio della Mes¬ sa, per essere pronti, per prevedere l’imprevisto. E poi ricordo la fila dei dieci sacerdoti che, con tanta pa¬ zienza e con un po’ di preoc- f 28 Una immagine dell'offerta dei doni durante la messa dei bambini in S. Maria Maggiore, sotto: il canto dell ' Osanna. cupazione, attendevano il via, e poi l’uso di un « telefo¬ no senza filo », che partiva con un messaggio e arrivava con un altro, tant'è che Ro¬ sario di Palmi, che avrebbe dovuto leggere la prima pre¬ ghiera (poi non fu più letta né la prima, né l’ultima) si trovò infilato in mezzo al coro e dopo, suppongo, un po’ di perplessità, pensò bene di mettersi a cantare. E poi ricordo il momento im¬ provviso dell’offertorio, che più che una sfilata, assomi¬ gliò tanto alla « carica dei 101 ». Ecco, quello fu il mometo in cui si accese la spia rossa del mio sistema nervoso, ma fu anche e soprattutto il mo¬ mento in cui, per quel poco di impegno che era stato af¬ fidato a me, toccai il mio li¬ mite, fu il momento in cui (l’ho capito solo dopo) avrei dovuto pregare: « Signore, pensaci tu! » e non lo feci. Ma sicuramente (e questo è comunità) lo fece qualcun al¬ tro, perché fu il momento in cui Dio, che non abbandona mai i suoi figli, ci pensò ugualmente, perché la Sua presenza entrò nel cuore di tutti e ci fu molta commozio¬ ne. E allora, come ho visto fare ad Assisi da un ragazzi¬ no mongoloide, anch’io mi metto sull'attenti sotto la Croce e prego: Signore, fa di me uno Strumento, e sottoli¬ neo strumento, della tua pace ». Luisa Spada Bari 29 La messa nella cattedrale col vescovo Goretti E una offerta unica Estratto dalla omelia del Vescovo di Assisi Sergio Goretti nella messa finale del pellegrinaggio, domenica 27 aprile nella Cattedrale di S. Rufino. Sento la necessità di fare due considerazioni previe. Innanzitutto vi saluto con affetto e vi ringrazio perché in questo vostro pellegrinaggio in Assisi avete scelto come meta conclusiva questa celebrazione nella cattedrale che è il segno dell’unità della Chiesa che è in Assisi. Vi ringrazio di questo gesto che avete voluto fare nei confronti della Chiesa di Dio che è qui. L’altra considerazione è che forse in questo momento io sto celebrando con voi la più bella Eucarestia. Eppure nei cinque anni e mezzo del mio episcopato qui ad Assisi, questa cattedrale ha visto tanti avvenimenti; ha visto anche folle maggiori, ha visto perfino il papa, che è stato qui. L’offerta che ora sale a Dio, è l'offerta in cui, dentro di voi come dentro di me, c’è tanta invocazione. È un'offerta unica, fatta di difficoltà, di sacrifici, di momenti duri, di momenti aperti alla speranza. E poiché l'Eucarestia è l’offerta di Cristo al Padre, io credo che noi, unendo la nostra offerta così significativa, così diversa, in questo momento facciamo una grande Eucarestia. Su questo vostro pellegrinaggio mi sembra che ci sia tutto un simbolismo che ci può aprire a tante considerazioni. La vita è una strada, una strada difficile, tortuosa; quindi il camminare per strada può significare per noi il senso della vita... Mentre noi camminiamo incontriamo per strada tanti nostri fratelli, ognuno diverso dall’altro, con doni e carismi 30 Vi ringrazio di questo gesto che avete voluto fare nei confronti della Chiesa di Dio che è qui. A sinistra l’entrata per Vultima messa in S. Rufino. Sotto: la comunità di Cuneo offre al Vescovo un presepio fatto lavorando insieme differenti: tanti volti, volti stupendi, dove Dio ha messo la sua impronta. Ebbene, noi, camminando per strada, siamo chiamati a interrogare questi volti, e a farci interrogare da essi... Abbiamo bisogno di camminare insieme perché mentre il fratello ci chiede, e ha diritto di chiedere, ci dona anche la sua ricchezza... Allora vedete che noi, camminando per strada, incontrando fratelli sofferenti, dovremmo dire loro grazie, perché ci aiutano a lasciare la sapienza del mondo, fatta di egoismo, e ci aprono a quelle dimensioni dell’amore per le quali deve in noi nascere la gioia di donare, di essere ricchi nell’essere e poveri nell’avere. Voi avete, poi, altri motivi fondamentali per trovarvi insieme nella gioia e soprattutto nel banchetto eucaristico. Questo vostro camminare è diffiicle; è pieno di difficoltà particolari e allora ecco la forza di Dio. ...Vi chiedo una preghiera per la pace, per la giustizia nel mondo. La preghiera vostra è preziosa: ve la chiedo con tanto affetto... ... Vorrei aggiungere tante altre richieste perché so di parlare a persone che hanno un filo più diretto di me con il Signore. Io vi assicuro però, da parte mia, che non dimenticherò questa giornata; che ricorderò, per quanto mi è possibile, i vostri volti e che continuerò a pregare per voi perché il Signore vi dia ogni bene, vi dia forza, vi dia gioia, vi dia serenità e vi dia anche la solidarietà dei fratelli nella fede e dei fratelli nell’umanità. □ 31 Domenica davanti la cattedrale La festa dell'addio. Riportiamo il riassunto delle testimonianze di due amici nell’incontro di Jean Vanier con gli amici, sabato sera Non mi sono più tolto Sono stato chiamato a Fede e Luce nel dicembre 1982. La responsabile del gruppo è venuta a trovarmi e ha detto: « C'è un gruppo di amici che si riunisce. Do¬ menica facciamo festa. Se vuoi venire... » Io non avevo impegni e sono andato. Non mi sono più tolto. Perché sono andato? Per fare una prova, perché era un'occasione di stare insie¬ me e fare un po' di festa. Perché rimango? Perché a Fede e Luce mi sento realiz¬ zato, sento che sono accet¬ tato e ho anche imparato ad accettare gli altri. Per esem¬ pio io non vedo e ho difficol¬ tà a portare la carrozzella di un ragazzo, ma posso por¬ targli un po' di amicizia par¬ landoci assieme, facendogli capire che non è solo. Massimo Gr. San Domenico Savio Cuneo 32 Una grande profezia Sono Marco di Milano, a Fede e Luce da tre anni. Ci sono arrivato anche perché seminarista, il che può avere un peso in parte negativo. Infatti credo che ci sia il ri¬ schio, quando si inventano le relazioni tra noi, di rin¬ chiuderle in ruoli. Il ruolo del seminarista o del « finto pre¬ te » è richiesto; la fatica è costruire rapporti che vada¬ no al di là dei ruoh che ci chiedono. Nella sostanza Fede e Luce è per la maggior parte di noi un cammino di fede; si tratta di seguire il Signore che prende questa forma, in¬ ventare questa relazione tra noi. Secondo un’immagine ab¬ bastanza comune e parados¬ sale possiamo dire che il se¬ minarista è quello che stu¬ dia Dio, ammesso che sia possibile. Credo che il cam¬ mino di fede, mio come di al¬ tri è stato incontrare non il Dio dei libri, ma il Dio che è vicino al povero, il Dio che è dedizione a ogni uomo e a ogni piccolo: e questo non è poco, anzi è tutto. Credo che per fare una scoperta del ge¬ nere sia necessario uscire dai ruoh. Infatti dovendo parlare, come mi hanno chiesto, da seminarista fac¬ cio un po’ di fatica. Credo che questa immagi- 33 Altre due immagini della festa finale del pellegrinaggio. Durante la danza, raffigurata qui e nella pagina precedente, i danzatori pongono i loro vivaci « vestiti » ai piedi di S. Francesco, rappresentato da una bambina, simboleggiando il liberarsi dalle « cose ». ne di Dio, che da Dio dei li¬ bri, passando attraverso Fede e Luce, diventa un Dio incontrato, sia importantis¬ sima per chi come me doma¬ ni sarà prete. Un’altra cosa un po' spia¬ cevole per me è stata vedere incomprensioni, chiusure, lentezze di alcuni uomini di chiesa. Questo fa riflettere molto, credo anche che puri¬ fichi in parte la fede, soprat¬ tutto quando ci si accorge che l’immagine di Dio che veniva fuori attraverso que¬ ste mediazioni, queste figu¬ re di preti, era di un Dio un po’ lontano, un Dio dei libri. Allora mi accorgo come il cammino fatto sia per me preziosissimo perché mi ha dato la possibilità reale di in¬ contrare il Dio dei piccoli. Credo che questo cammi¬ nare insieme con Fede e Luce apra per il futuro la possibilità grandissima a noi che siamo chiesa di dare vol¬ to e voce al Dio della tene¬ rezza. Credo che il volto di questo Dio sia un volto di dedizione senza condizioni a ogni piccolo. Questo dà a me come a Fede e Luce una grande responsabilità, la re¬ sponsabilità di chi ha incon¬ trato questo Dio. Questo si¬ gnifica per noi la responsa¬ bilità di una grande profezia, di chi può porre nella storia quel segno della dedizione incondizionata di Dio all’uo¬ mo che è Gesù. Marco Bove 34 PUNTI DI INCONTRO Servire, giocare, lavorare, riflettere... 1) « Giochiamo insieme » (servizio per persone particolarmente instabili) 2) « Suoniamo insieme » (servizio per persone particolarmente gravi) 3) « Lavoriamo insieme » (pittura, collage... per chi vuole) 4) « Costruiamo insieme » (manualità per chi vuole) 5) « Improvvisiamo insieme » (teatro per i bambini e ragazzi fino ai 12 anni) 6) « Ci incontriamo » (incontro riservato a 50 p. con handicap mediohevi e amici) 7) « Mi vorrei confessare ... » (incontro riservato a persone con handicap lieve e amici) 8) « Dipende da te » (incontro riservato a persone con handicap fisico, motorio, sensoriale...) 9) « Da grande vorrei » (incontro riservato a ragazze con handicap mediolieve) 10) « Mi piacerebbe ... » (incontro riservato a ragazze con handicap medioheve) 11) Laudato si’ mi’ Signore per la fraternità che d unisce (come rafforzare i legami fra genitori, persone con handicap, amici) 12) Laudato si’ mi’ Signore per frate corpo (come esprimere i nostri sentimenti?) 13) Laudato si’ mi’ Signore per la Tua ubbidienza (che cos'è l’ubbidienza, oggi?) 14) Laudato si’ mi’ Signore per sorella povertà (che senso ha essere poveri oggi?) 15) Laudato si’ mi’ Signore per il Tuo perdono (perdonare è farsi perdonare) 16) Laudato si’ mi’ Signore perché uomo e donna ci hai creati (abbiamo tutti bisogno di amare e di essere amati) 17) Laudato si’ mi’ Signore per il Tuo sguardo su di noi (incontrare gli altri attraverso lo sguardo) 18) Laudato si’ mi’ Signore per i piccoli che sono fra noi (la nostra accoglienza li aiuta a progredire?) 19) Laudato si’ mi’ Signore per sorella morte corporale (tabù o speranza?) 20) Laudato si’ mi’ Signore per la Tua Chiesa (Chiesa di Gesù, chi sei per me?) Costruiamo insieme Fai un regalo per.... Gruppo « Costruiamo in¬ sieme ». Il sottotitolo speci¬ fica: manualità per chi vuo¬ le. Infatti i ragazzi non ne hanno nessuna voglia. Il lavoro proposto dal con¬ duttore è abbastanza sem¬ plice e ha buon rendimento. Ci sono quadrati e rettangoli di spesso cartone grigio, quadrati e rettangoli un po’ più piccoli di carta marrone (ritagli regalati da una tipo¬ grafia), molte foghe essicca¬ te di forme e misure diverse, cellofane. Si fermano sul cartone con una toccata di colla le foghe smgole o in composizione; volendo si incolla prima la carta marrone sul cartone gngio per avere un effetto cornice. Si stende sopra un pezzo di cellofane, incollan¬ dolo sul retro del cartone. Si passa poi il tutto faccia in giù su una fiamma (lì si usa¬ va alcool e ovatta, ma è me¬ glio il forneho a gas) in modo che il cellofane si tenda bene. L’interesse maggiore dei ragazzi pare sia toccare con energia le fragili foghe ap¬ piattite. Per fortuna l’atten¬ zione cresce alla frase: « fac¬ ciamo un regalo per... » Fare 35 un regalo significa più che fare un lavoro. Il lavoro è articolato in operazioni semplici che comportano esercizio del gusto (scelta delle foglie, composizione, inserimento o no della carta marrone), esercizio manuale (mettere in posizione cartone e carta, prendere con delicatezza le foglie, incollare). Sergio è addetto al passaggio dei quadretti sulla fiamma, tal¬ volta con effetti disastrosi: troppo svelto e il cellofane non tira, troppo lento e il cel¬ lofane brucia. Il più entusiasta è Marioli- no di Bari: comincia col « re¬ galo per mamma », poi « per Lidia », e poi per una fila in¬ terminabile di parenti. Fini¬ sce le due ore felice con le mani piene di quadretti, ognuno col nome del desti¬ natario. Sergio finisce con meno entusiasmo, avendo distrat¬ tamente preso il piatto sul quale alcool e cotone erano a lungo bruciati. Alcool sulle scottature — fa bene, fa bene! Poi Aiax per pulire il piatto annerito proprietà della Cittadella. E ci si mette per via, alla Basilica Superiore, per la messa col Card. Martini. Maria Sciascia Gr. S. Francesco Roma Sorella morte Tabù o speranza? Ho partecipato all’incon¬ tro « Laudato si' mi’ Signore per sorella morte corporale » (la morte, tabù o speranza?), perché l’estate scorsa, a causa di un incidente auto¬ mobilistico, sono stato lì lì per morire e da quel momen¬ to questo argomento mi in¬ curiosisce particolarmente. La discussione si è svilup¬ pata su un filo essenzial¬ mente teorico perché è mol¬ to difficile che le persone ab¬ biano avuto un contatto di¬ retto con la morte. Il fatto di essere cristiani ci porta o ci dovrebbe portare a conside¬ rare la morta come speran¬ za. Questa èstata la conside¬ razione più ricorrente e sicu¬ ramente più importante sca¬ turita durante rincontro. È emerso però anche che quel¬ le poche persone che come me hanno pensato di trovar¬ si vicino alla morte, in quel momento l’abbiano conside¬ rata un tabù, vuoi per un momentaneo istinto di so¬ pravvivenza, vuoi per l’im¬ preparazione a morire senza avere potuto fare completa¬ mento ciò che si vorrebbe. Quest’incontro mi ha per¬ sonalmente permesso di ri¬ flettere con l’aiuto di altre persone ed esperienze su ar¬ gomenti importanti come appunto la morte, la soffe¬ renza, la paura, la nostra fede. A discussione conclu¬ sa ho avuto l’impressione che ognuno di noi, come è successo a me, avesse ac¬ quisito una maggiore sereni¬ tà di prima nell’affrontare questi temi. Paolo Braga 17 anni (Milano) ... per il tuo perdono Quanto è difficile Per il Punto di incontro sul perdono (con più parteci¬ panti del previsto), la traccia è quella suggerita da Jean Vanier in « Comunità come luogo di perdono e di fe¬ sta ». Finché non accetto di es¬ sere un miscuglio di luce e di tenebre, di qualità e difetti, di amore e odio... continuo a dividere il mondo in nemici e amici, continuo a erigere barriere in me e all’esterno. Quando ammetto di avere debolezze e difetti, ma an¬ che di poter progredire ver¬ so la libertà interiore e un (segue da pag. 14 ) sui gradini del palcoscenico; Anna, ac¬ canto a lui, traduce. Jean costruisce il tema di questa gior¬ nata su due idee principali: prima, per incontrare il piccolo, il povero, dobbia¬ mo scendere le scale secondo le parole di Gesù e l'esempio di Francesco, non salirle come ci invita la società; secon¬ 36 da, meditiamo la storia di Lazzaro e del ricco epulone. Il suo modo di parlare può essere de¬ scritto dal verso della canzone di San Damiano: « ... una pietra dopo l'altra, alto arriverai ». Somma concetti sempli¬ ci e fa sempre più salire chi ascolta sen¬ za che quasi se ne accorga. Tutti resta¬ no incatenati, le facce tese. Quando si esce, si ha la sensazione che con quelle amore più vero, allora posso accettare difetti e debolezze degli altri e che anch’essi possono progredire verso la libertà dell’amore. Alla discussione, parteci¬ pano tutti, con naturalezza e semplicità, pur sentendo quanto sia difficile il perdo¬ no. Ricordo alcune delle os¬ servazioni del gruppo. — Il dono del perdono non è gratuito, ma richiede la nostra collaborazione. — È un dono che bisogna chiedere, volere. — Si riesce a perdonare, ma non a dimenticare. — È più facile perdonare le grandi offese, di quelle che si ripetono ogni giorno. — Quanto, è difficile per¬ donare (?!) al Signore quan¬ do siamo colpiti da grandi disgrazie. — Un maestro di spiritua¬ lità diceva: le ferite profon¬ de lasciano cicatrici. — Colui che perdona sembra superiore, invece si trova nella condizione di perdonare perché l’altro è importante per lui. Da questa conversazione è emersa la gioia di riuscire a incontrarci e poter parlare, in serenità, di temi impegna¬ tivi. Virginia Goffi Gr. S. Giuseppe della pace (MI) Da grande vorrei Bisogno di parlare Nel gruppo diretto da Ma¬ riangela Bettolini sul tema « Che vorrei fare da gran¬ de? » scelto per persone con handicap medio-lieve, c’era¬ no dieci ragazze tutte con capacità di esprimersi. Alla domanda « Che vor¬ rai fare da grande? » molte delle giovani presenti espressero il desiderio di sposarsi; ma approfondendo l’argomento, ci sembrò che non tutte avessero le idee chiare: una di loro disse che aveva avuto diverse propo¬ ste di matrimonio, ma quan¬ do si spiegò meglio, capim¬ mo che tali richieste non erano altro che frasi dette da un amico, tipo: « ti voglio bene! ». Mariangela ha do¬ vuto spiegare che « ti voglio bene » o « mi sei simpati¬ ca », non significa c ti voglio sposare », e che per sposarsi bisogna essere in due: non basta che una ragazza desi¬ deri sposarsi perché questo avvenga. Un’altra ragazza ha rac¬ contato come si sentiva ge¬ losa al matrimonio di una cu¬ gina: « So che io non posso sposarmi — diceva — però non è giusto! » Eravamo tut¬ ti d’accordo, infatti non è giusto! A questo punto abbiamo parlato un po’ della respon¬ sabilità nel matrimonio. Ma¬ riangela chiedeva: « Sapete amministrare i soldi? sapete fare la spesa per la famiglia e far tornare i conti? » L’idea di fare i conti le ha un po’ tutte preoccupate... Io ho chiesto: « E se vi do¬ vesse nascere un bambino malato, sapreste curarlo? » Ho parlato un po’ delle cose che io ho dovuto fare per Sa¬ bina da quando è nata (visi¬ te mediche, soggiorni in ospedale...) Tutte erano zit¬ te. Una ha azzardato: « Il pupo se sta male lo porto da mamma... » L’atmosfera era carica di tristezza. Non ave¬ vano pensato alle difficoltà del matrimonio, ma solo alla bellezza dell’essere innamo¬ rati. Abbiamo fatto una pausa sorridente a base di coca e aranciata. Non tutte le ra¬ gazze si volevano sposare; una voleva diventare suora, una restare a casa con i ge¬ nitori, una aprire un nego¬ zio. Tutte si sono mostrate desiderose di lavorare e hanno parlato del loro lavoro con molta fierezza. Penso che la conversazio¬ ne sia stata utile, anche se parole qualcosa dentro noi è cambiato. Torniamo alla basilica di San France¬ sco; per continuare T incontro con Jean. Ora il tema principale è la conversione, il perdono, la necessità, per fare qua¬ lunque cosa di mantenerci collegati a Cristo, sull'esempio di San Francesco. Mariangela traduce, Giotto, sui muri, raffigura. Nel pomeriggio, tempo per il sacra¬ mento della riconciliazione, per adora¬ re, per contemplare la natura. Piccoli gruppi entrano nelle chiesette che per Toccasione hanno spalancato le porte. Poche parole e il « Bongiorno bongior- no » di qualche ragazzo sottolineano il silenzio e l'atmosfera di quell’ora. Alle 17,30, messa per i bambini e gli stranieri nella basilica di Santa Maria Maggiore. Sulla porta, due genitori e 37 alcuni desideri delle ragazze sono destinati ad essere fru¬ strati. Hanno bisogno co¬ munque di parlare dei loro problemi e non tenere tutto dentro. Parlando insieme, si può aiutarle a trovare un at¬ teggiamento più realistico. È necessario offrire loro del¬ le alternative, come il lavoro, l’amicizia e la possibilità di conversare con delle perso¬ ne disposte ad ascoltarle con affetto. Olga Gammarelli Gr. S. Francesco-Roma Ci incontriamo Con Pierangelo Sequeri Af f ollatis simo 1 ’ incontro con Pierangelo Sequeri ve¬ nerdì 25 aprile, nel pomerig¬ gio, ad Assisi: tantissimi ra¬ gazzi accompagnati da alcu¬ ni amici. H tema indicato è appunto « Ci incontriamo ». Un grande cartellone ros¬ so su cui spicca una stilizza¬ ta croce nera — riproduzio¬ ne di una moderna scultura — è di fronte ai ragazzi se¬ duti. Pierangelo distribuisce alcune illustrazioni per lo più tratte da giornali; poi — dopo aver detto brevissime parole esplicative — chiede ai ragazzi qua e là per le file di restituire ad una ad una le illustrazioni stesse. Ognuna viene mostrata a tutti e si cerca di dire cosa rappresen¬ ti: un uomo solo, seduto, ri¬ piegato su se stesso al bor¬ do del marciapiede; due bambine dagli occhi tristi; forse abbandonato l’animale solitario; solo anche l’albero che innalza in una landa de¬ serta i suoi rami nudi e ritor¬ ti. La solitudine. La sofferen¬ za. A mano a mano le immagi¬ ni vengono incollate sulla croce nera del cartellone. La croce... le nostre croci... la grande croce accoglie le sin¬ gole croci personali... Una serie di diapositive proiettate alla parete — per lo più sculture dello stesso autore, commentate da Pie¬ rangelo con semplici chiare parole — mostrano il teatro della vita: dapprima una sola figura isolata o due fi¬ gure lontane l’una dall’altra, su due differenti piani; poi due figure vicine; poi altre. Poi Francesco d'Assisi: ave¬ va tante cose (soldi, vesti¬ ti,...) che non tutti potevano avere; lasciò tutto, ricomin¬ ciò da solo, ebbe nuovi ami¬ ci... È il superamento della soli¬ tudine, della sofferenza che abbiamo illustrato sul cartel¬ lone con la croce nera in campo rosso? Infine l’ultima immagine, ancora da una scultura: una tavola di pietra ed intorno dodici sedie pure di pietra. L’ultima cena. Ma questa ultima cena è anche riprodotta su un se¬ condo cartellone. « Chi vuo¬ le stare con Gesù? » chiede Pierangelo. Tutti vogliono stare con Gesù. Ed allora ogni ragazzo si alza, tiene in mano la foto che lo raffigura, quella che ha portato con sé da casa, e va ad appuntarla sul cartellone, intorno al ta¬ volo dell’ultima cena. Chi non ha la foto, scrive il pro¬ prio nome o mette un segno sul cartellone che in breve è ricoperto di volti e di firme. Tutti i ragazzi — o quasi tutti — hanno seguito. E compreso. Ma forse non si rendono conto che in questo momento stanno dando la rappresentazione dal vivo di una spontanea, vera condi¬ visione. La... « lezione » è finita. Grazie, Pierangelo. Enrica Cofano Gr. Villa Patrizi-Roma due bambini piccoli distribuiscono rami di ulivo, simboli del tema del pellegri¬ naggio e strumenti per esprimere gioia e festa fra poco. Si prega principalmen¬ te per le comunità Fede e Luce del mon¬ do, rappresentate su un pannello porta¬ to all’altare prima dell’offertorio. Dei bambini portano oggetti costruiti da loro, simboleggianti la vita di Francesco (spada, denaro, saio, bastone...). I bambini, da due a dodici anni, han¬ no avuto un loro particolare programma di pellegrinaggio. Alle 18,30 l'eucarestia in Santa Chia¬ ra. Celebra il nuovo assistente naziona¬ le di Fede e Luce, P. Enrico Cattaneo di Napoli. Prende il posto di don Dario Ma- daschi, tornato al Padre all’età di 31 anni. Con alcuni scritti di Don Dario e testi- 38 Siamo venuti qui ad Assisi per seguire San Francesco. Il segreto di Francesco è di scendere le scale, per incontrare la persona più povera. Per questo aveva tanta gioia nel cuore! Aveva compreso il grande segreto di Gesù. Invece, la società ci insegna a salire le scale: bisogna avere più soldi, più potenza, più amici; bisogna avere di monianze di amici abbiamo fatto un li¬ bretto: « Ancora camminiamo insie¬ me », che è stato donato a tutti i parte¬ cipanti. La sera gli amici si ritrovano ancora per una veglia al Cenacolo con Jean Va- nier secondo un modello collaudato: te¬ stimonianze (di una nuova amica, di un seminarista, di un amico cieco, che rac¬ contano che cosa è Fede e Luce per più. Bisogna sempre salire la scala, riuscire, vincere, battere gli altri. Il vangelo ci dice che dobbiamo andare nell’èlitra direzione, perché quando saliamo le scale per avere di più, altri avranno di meno; quando si salgono le scale si cammina sulle altre persone. Per questo nel nostro mondo ci sono tante divisioni, per questo c’è la loro), il racconto dell'esperienza di Jean ; (la giovinezza, gli studi, l'incontro con le persone handicappate...), tanti momen- I ti di « silenzio ». . . I Intanto nelle sale dei vari alloggi, 1 genitori e qualche amico rimasto con i ragazzi animano degli incontri. Per esempio, nel teatro della Cittadel¬ la, Nanni della Comunità Santa Silvia e Dario della San Francesco, cercano di 39 guerra, per questo si lotta gli uni contro gli altri, per questo delle persone muoiono di fame e altre hanno più che abbastanza. Per questo non si accoglie il povero. Gesù, quando era sulla terra, raccontò una parabola molto importante per le persone del mondo di oggi. C'era un uomo — disse Gesù — chiamato Lazzaro, molto povero, le gambe piene di piaghe; non aveva lavoro, era solo, viveva per strada, sentiva che nessuno l’amava. Davanti a lui era l’uomo ricco; aveva molti amici, li invitava per fare feste: ridevano, danzavano, si divertivano e si disinteressavano di Lazzaro. Questa è la situazione del mondo d’oggi. Ci sono persone che hanno molte cose. Cercano di far festa, di distrarsi, di passare il tempo. Non molto lontano c’è Lazzaro: si sente solo, probabilmente sta per strada, non ha lavoro, è rifiutato, forse vive in un istituto, dove ci sono molte altre persone, ma dove egli non si sente amato. Lazzaro è forse in un paese lontano dove le persone hanno molto meno di noi. Forse Lazzaro è una famiglia dove c’è un figlio in difficoltà, perciò è messa da parte. La mamma e il papà hanno il cuore ferito. Forse non possono neppure andare in parrocchia perché il figlio disturba. Così questa famiglia ha pure l’impressione di essere allontanata dall’amore di Dio e della Chiesa. Gesù racconta che quando Lazzaro morì entrò subito nel cuore di Dio, dove aveva un posto. E Dio gli disse il gran segreto che dice ad ognuno di noi: ti amo. Tu sei mio figlio prediletto in cui accendere un po’ di festa: prima stenta, poi si alza. Finisce a danze popolari. Danza anche don Franco Costa venuto questa sera da Roma per una breve visi¬ ta. Va a finire — un'altra! un'altra! — che i ragazzi non vogliono smettere più, non parliamo poi di andare a letto. Domenica, ultimo giorno. Comunità libere fino al gran finale: la messa nella cattedrale di San Rufino con il vescovo ho riposto la mia gioia. Poi morì l'uomo ricco, che invece andò nel luogo del tormento perché nel corso della vita aveva chiuso il suo cuore, non aveva voluto condividere, nè essere parte del grande disegno di Dio: un nuovo ordine dove il povero è nel centro. Il progetto degli uomini è una gerarchia dove ognuno deve lottare per arrivare in alto, per guadagnare più denaro, avere più potere. E Dio gli disse il gran segreto che dice a ognuno di noi: ti amo Il progetto di Dio è creare un corpo, una comunità dove ognuno trovi il suo posto, dove nessuno sia escluso, dove ognuno sa di essere amato; e nel centro di questa comunità, nel cuore di questo corpo c’è il più piccolo: è lui il tesoro di Dio. E l’uomo ricco, dal luogo del tormento, vede Lazzaro nel luogo della condivisione e della comunione e dice a Dio: ho sete; la mia bocca e tutto il mio essere sono nella sofferenza; manda Lazzaro a mettere un po’ d'acqua sulle mie labbra. E Dio dice: no. Non è possibile; c’è un abisso fra voi due, come quando eravate in vita. Tu chiuso nella tua casa, non hai guardato Lazzaro che era fuori della porta. Tu hai chiuso il tuo cuore. In quel momento, immagino, l'uomo ricco forse comprese. Forse, se ne di Assisi. Sarà per la carica accumulata in questi giorni, sarà per il senso ine¬ spresso di qualcosa di prezioso che sta per finire, l'eucarestia è più sentita che mai. Il vescovo, Sergio Goretti, ne resta colpito. Dice nell'omelia: da cinque anni e mezzo che sono qui, non ho mai vissu¬ to un'eucarestia così. Dice: grazie di aver scelto la chiesa di Assisi. Dice: tor¬ nate. 40 avesse avuta la possibilità, si sarebbe inginocchiato davanti al povero e gli avrebbe detto perdonami, non sapevo Oggi è il giorno della riconciliazione. Per cominciare, bisogna che domandiamo perdono al povero perché rabbiamo fatto soffrire; troppo occupati nei nostri affari e passatempi, non gli abbiano aperto il nostro cuore. Ai poveri della nostra comunità ma anche ai poveri del nostro mondo. Gesù è venuto su questa terra per riunire gli essere umani nell’unità. Che sia molto fragile o molto forte, con molte o poche capacità, ognuno deve trovare il suo posto, nessuno dev’essere escluso. L’opera del diavolo è separare, rompere l’unità, sospingere le persone in posti diversi, sì che si sentano sole e angosciate. Gesù è venuto ad annunciare una buona nuova ai poveri: ognuno di noi è amato da Dio. Ricordo di aver ricevuto una lettera da una giovane che aveva avuta una vita dolorosa. Sentiva di non essere amata dai genitori. A scuola era passata di fallimento in fallimento, non aveva amici, aveva l’impressione che nessun uomo avrebbe potuto amarla. Era psichicamente molto fragile, si sentiva fallita, colpevole di esistere, di essere stata una delusione per i genitori. Un giorno, camminando in un bosco si era seduta su un tronco e improvvisamente — scriveva — fu riempita dal sentimento di essere amata da Dio. Era la prima volta che aveva avuta la sensazione di essere amata da qualcuno, non uno qualunque, ma Dio. Quando si scopre che Dio ci ama, egli ci aiuta ad accettarci come siamo. Dio mi ama così come sono in questo momento, con i miei anni, la mia fragilità, con i miei handicap interni ed esteriori, con tutto il mio passato di All’uscita ci salutiamo tutti. Ed esplo¬ de una sorpresa per tutti, preparata dal gruppo dei bambini: una danza nella quale i danzatori vestiti di coloratissime stoffe e carte scorrono intorno a una bambina, in piedi su una sedia, che rap¬ presenta San Francesco. Uno a uno si tolgono le « vesti » facendone un vario¬ pinto mucchio, intorno al quale turbina¬ no felici. È l’ultimo messaggio france¬ scano prima di partire. Cantiamo tutti « Laudato sii mi’ Signore... » lasciando volare palloncini colorati. Ora tutti si scambiano saluti e fazzo¬ letti e baci, con gioia e un filo di tristez¬ za. Fra poco si parte. Nel cielo, nuvole scure preparano la prima pioggia di queste giornate. Sergio Sciascia 41 Non avrai bisogno di denaro perchè io mi occuperò di te. fallimenti, di fragilità, di povertà, di peccato... Mi ama così come sono e mi invita a crescere: questa è la buona novella. E Gesù vuole che la viviamo insieme. Non vuole che ci siano dei ricchi e dei poveri. Vuole che ci siano fratelli e sorelle. Gesù non vuole che ci siano oppressori e oppressi, che ci sia la guerra, che si tenti di schiacciare la gente. Gesù non vuole un sistema elitario dove si dice: io sono migliore di te. Gesù è venuto perché tutti gli esseri umani siano riuniti nell’unità. Gesù se n’è andato. È salito al padre, ma vive. È vivo in noi, vuole che continuiamo la sua opera. Quando era sulla terra incontrò un giovane ricco che gli chiese: « Che devo fare per avere la vita eterna? » Gesù gli disse i comandamenti. Il giovane rispose: « Tutto questo l’ho fatto l’esperienza che Dio veglia su noi e si prende cura di noi non abbiamo hai e vieni con me ; lavoreremo insieme tu e io, per il nuovo ordine dell’amore. Non avrai bisogno di denaro, perché io mi occuperò di te ». Questa proprio fu la scoperta di Francesco, e il suo messaggio: che non serve avere molte cose. Se abbiamo fatto l’esperienza che Dio veglia su noi e si prende cura di noi non abbiamo bisogno di tutte quelle ricchezze che alla fine ci dividono. Per questo Gesù ci dice: guardate gli uccelli del cielo e i gigli dei campi; gli uccelli non seminano e non raccolgono, ma il Padre li nutre. Gesù dice al giovane: vieni, noi Vieni, noi lavoreremo insieme per il regno di Dio lavoreremo insieme per il regno di Dio, fatto di persone che hanno compreso il piano di Gesù e vogliono operare per una comunità dalla quale nessuno è escluso, anzi dove il povero è al centro. E quando Gesù è andato al Padre, ha mandato il suo Spirito Santo, nel quale e per il quale io scopro nel cuore di ogni persona specie le più povere, l’amico di Dio. Il gran segreto di Francesco, il gran segreto di Fede e Luce, è seguire Gesù nella discesa, incontrare le persone più piccole, vivere nell’alleanza con loro e risalire insieme nella celebrazione. Non abbiamo forse molto denaro, ma quando ci amiamo possediamo una ricchezza straordinaria. Quando il nostro amore è fondato sull’amore di Gesù, quando sappiamo che è lui che ci ha riuniti e che ci guida, possediamo una forza che viene da Dio. Il gran Se non porto molto frutto i poveri resteranno in fondo desiderio di Gesù è che le potenze del mondo siano vinte, perché la potenza del vangelo possa essere esaltata. La nostra è la stessa parola di Maria: fate tutto quello che egli vi dirà. E Maria nel Magnificat canta: « Ha abbassato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha rimandato i ricchi a mani vuote, ha colmato di bene gli affamati ». Ma non è facile scendere le scale e seguire Francesco, anche se Francesco era pieno di gioia. Francesco era un uomo libero. Chiara era una donna libera, avevano il cuore Ubero perché sapevano che Dio si prendeva cura di loro. Quando scopriamo che Dio si cura di noi abbiamo il cuore Ubero e pieno di gioia, ma ci sono tante forze che spingono a non credere che Dio vuole che noi siamo un popolo feUce e fecondo. Gesù vuole che noi siamo un popolo felice e che ama; ma non gU abbiamo creduto e questo lo ferisce. Per scendere le scale con Francesco e 42 Ascoltando Jean Vanier Chiara dobbiamo trovare l’energia per andare contro la potenza dei mass-media e della cultura. Noi discepoli di Gesù abbiamo bisogno di energie, per questo dobbiamo nutrirci del corpo di Gesù, per questo dobbiamo essere uomini e donne nutriti dell’amore di Dio, della presenza di Gesù nei piccoli e nei poveri, uomini e donne che accettano di scendere, di essere fedeli al piccolo e al povero, di lottare per un nuovo ordine, perché non vi siano più ricchi e poveri come quell’uomo ricco e Lazzaro. Abbiamo molto per cui chiedere perdono. Non abbiamo creduto alla promessa di Gesù, che veramente ci ama, che ci vuole dare un cuore nuovo, forza ed energia. Invece ci siamo lasciati sedurre dalle distrazioni di questo mondo, dai progetti per arricchire, per diventare più potenti. Abbiamo anche molto di cui chiedere perdono al povero. Se ognuno di noi non cresce nell’amore sarà il povero a soffrire; se non gli apro la mia casa, egli resterà senza riparo; se non gli apro il mio cuore, continuerà a sentirsi escluso. Se non cresco nell’amore, se non maturo nell’amore, se non cammino verso una vera comprensione, saranno i poveri a soffrire. Se non porto molto frutto, i poveri resteranno in fondo. Oggi è il giorno della penitenza, il giorno in cui domandiamo perdono perché non abbiamo creduto in questo nuovo ordine dell’amore che Gesù è venuto a inaugurare. Io non ho voluto scendere con Gesù per unirmi al povero. Non mi sono nutrito della parola di Dio e del corpo di Cristo e, non avendo energia, non ho potuto seguire Gesù. 43 Dopo Assisi Come uomo e come medico Grazie, o buon Gesù, grazie San Fran¬ cesco, grazie organizzatori dell’incontro ad Assisi delle comunità « Fede e Luce ». Un grazie particolare vada ai fratelli con handicap e alle loro care famiglie. Il grazie di cuore parte da un povero medico invitato dalla Comunità di Bari a partecipare, per la prima volta, al pelle¬ grinaggio. Partii per Assisi quale amico-medico preoccupato di dover assistere e curare i fratelli abbisognevoli della mia opera di medico; devo invece confessare che sono stato io ben curato dai partecipan¬ ti, in particolare dai più piccoli, dai più sofferenti, cioè dai fratelli resi più fragili da un handicap mentale e fisico. E stato un avvenimento indimentica¬ bile perché andai ad Assisi convinto di dover dare, donare, ma sono ritornato persuaso di aver ricevuto tanto, di es¬ sermi arricchito della vera ricchezza umana: l’amore. E quello che più mi ha impressionato è l’aver constatato che tanta ricchezza mi è stata donata gratuitamente, da chi in apparenza è più povero, più umile, più fragile. Essi, pur non avendomi mai visto pri¬ ma, pur non avendo mai ricevuto nulla da me, con dolcezza, con amore, con un ingenuo sorriso, mi tendevano le mani, mi davano un bacio, mi facevano una carezza; cervavano di dimostrarmi, con gesti, grida, sussurri, con tutti i modi a loro possibili, di volermi veramente mol¬ to bene. Arricchito da tanto amore gratuito, sentito, autentico, non ho potuto fare a meno di inginocchiarmi dinanzi a Gesù Crocifisso, e riflettere profondamente e lungamente come uomo e ancor più come medico. Come uomo ho potuto convincermi anzitutto che Dio è Amore; che i più pic¬ coli, unitamente ai loro provati familiari, hanno un posto riservato nel cuore di Gesù, per mezzo loro ci viene spianata la via verso la salvezza, sono loro che possono condurci a Gesù. Come medico le riflessioni sono state assai più lunghe e tali da destare in me delle serie preoccupazioni, da farmi sentire molto più meschino e responsa¬ bile. Difatti ho ripercorso a ritroso il mio passato ed ho potuto rendermi conto delle tante e tante volte in cui sono ve¬ nuto meno alla mia missione. Tante volte mi sono sforzato con cuo¬ re freddo, distaccato di lenire nel mala¬ to il male fisico, sia pure nel migliore dei modi, per poi allontanarmi nel più breve tempo possibile. Mi sono comportato come un operaio che ripara un oggetto. Contrito, in ginocchio, ho capito il giusto e grande valore della sofferenza, e ho chiesto sentito perdono a Dio, alla nostra cara Madre Celeste, a San Fran¬ cesco, per quanto non ho fatto ed ho fatto male in passato... Domenico Mazzilli-Bari 44 Per noi di Mazara è stato... Vorrei dire tanto, perché sono succes¬ se troppe cose belle, troppe cose « mi¬ steriose e miracolose » come diceva Agata. Per noi di Mazara è stato il primo incontro al quale abbiamo partecipato come gruppo. Dopo il lungo viaggio di 14 ore in tre¬ no-cuccette, pullman (altre 5 ore) e... dieci passi a piedi, siamo arrivati alla terra promessa! Alcune impressioni dei partecipanti: — « Bello... bello », dice Enzo (con un sorriso da orecchio a orecchio)! — « Avevo paura, non volevo andar¬ ci, credevo che sarebbe stato troppo fa¬ ticoso e impegnativo e invece, quando è finito mi è dispiaciuto tanto, non volevo andar via! Il tempo è stato troppo bre¬ ve! ». — « Assisi, non c’ero mai stata. Che posto! I luoghi mi hanno aiutato davve¬ ro, forse parlano da sé. Dopo l’agitazio¬ ne iniziale e la stanchezza deH’arrivo (mi capita così ogni volta) quanta pace, quanta serenità ho provato dentro! ». — « È stata bella la giornata della ri¬ conciliazione con Jean Vanier che parla¬ va con tanta semplicità e pazienza (in traduzione simultanea) di cose bellissi¬ me che dovremmo continuare a rimugi¬ nare ». — « Belli anche i punti d’incontro, per me sul “perdono”. Bella la semplici¬ tà e la fiducia degli amici e dei genitori che raccontavano storie di perdono e si confidavano, con tutti, col massimo del¬ la serenità ». — « Anch’io ho goduto di più della Riconciliazione che mi ha dato conforto e pace. Mi è parso di aver incontrato Gesù nella confessione. È sbagliato sentire questo? » — « Più di tutto mi è piaciuta la chie¬ sa di S. Francesco, il canto, le preghie¬ re... ». Non si può negare che per noi il punto culminante sia stata la prima comunio¬ ne di Anna Asaro che ci ha commosso e reso febei. È stata un po’ una sorpresa, un dono grande per Salvatore e Agata che non pensavano si potesse realizzare. Un dono misterioso, miracoloso per una bambina grave, per genitori che hanno camminato in « Fede e Luce » e che si sentono ora più vicini a Dio e più impe¬ gnati. « Ora mi sento responsabilizzata. So che devo testimoniare la mia fede davanti agli altri » — dice Agata — « anche per Anna. È lei che ci ha porta¬ to da Gesù ». Sr. Margherita Fortuna Mazara del Vallo Mai distruggere ciò che Egli ci ha dato _ ... A me piace S. Francesco perché per lui ogni cosa era « fratello o sorella ». Parlava al sole, alla luna, agli uccelli, an¬ che ai lupi; per lui tutti erano una parte del meraviglioso mondo di Dio. Quando ad Assisi andavamo in chie¬ sa, mi piaceva di cantare insieme agli altri. Ho fatto la Comunione e ho pregato. Ora prego così: Caro S. Francesco, aiutaci ad essere buoni, ad amarci e aiu¬ tarci l’uno con l’altro, aiutaci a capire che le cose più belle e importanti della vita che ci ha dato Dio sono: la terra, gli uccelli, tutti gli animali e i fiori e la frut¬ ta... Fai capire che tutte queste cose me¬ ravigliose sono dono di Dio all’uomo e che noi dobbiamo amarlo, amarci e mai distruggere ciò che egli ci ha dato. Paola Caleprico-Napoli Una brutta bestia ... Dopo una notte passata quasi in bianco, mi preparavo ad affrontare il pe¬ nultimo giorno ad Assisi. Infatti Claudia era stata male, aveva avuto dei conati di vomito, aveva starnutito, si era agita¬ ta sul letto. Stavo quasi per spazientir¬ mi. La stanchezza è una brutta bestia specie per chi, come me, è abituato a dormire in media otto ore a notte. D’un tratto capisco il mio egoismo, la mia in¬ capacità di amare chi in quel momento stava peggio di me e per di più non chiedeva alcun aiuto, ma che nella sua profonda solitudine, soffriva. Pervasa da un senso di tenerezza, incomincio ad accarezzare il volto di Claudia e le parlo con amore. Dopo non molto, viso contro viso, mano nella mano, si calma e ri¬ prende a respirare piano piano. Mi sfio¬ ra la guancia, mi dà un bacio sulla fron¬ te, poi si gira sull’altro fianco e si riad¬ dormenta. Grazie Claudia, io ti voglio bene! (Quante volte me l’hai detto in questi giorni? Quante volte lo hai pen¬ sato? Innumerevoli volte!)... Ho seguito ad Assisi Jean, Claudia, tutti i piccoli e grandi amici, camminan¬ do sui passi di Francesco, senza sapere, senza immaginare minimamente ciò che i miei occhi avrebbero visto e le mie mani avrebbero raccolto... Nicoletta Amato-Bari Quasi l’impossibile Domenica 27 aprile ad Assisi, Carla dice: « Perché non restiamo qui? ». Gianna è triste e non parla più per tutto il viaggio di ritorno. Franco invece ha continuato il suo pellegrinaggio seden¬ dosi vicino all’autista, raccontando buo¬ na parte delle giornate di Assisi, (forse avremo un nuovo amico perché l’autista ha chiesto gli indirizzi delle nostre co¬ munità di Roma), e così dicendo per gli altri nostri ragazzi che tutti, a modo loro, hanno saputo esprimere la loro gioia ed è la loro gioia che fa di un pel¬ legrinaggio un cammino di fede e di speranza. È con l’espressione dei loro sguardi che vogliono dire grazie a tutti gli organizzatori, grazie agli amici e cantare alleluja al Signore per essere stati presenti ad un incontro così signi¬ ficativo, sui passi di S. Francesco. Dire di più mi sembra superfluo perché è con loro e per loro che riusciamo a concre¬ tizzare quasi l’impossibile. Fausta Guglielmi Gr. S. Anna-Roma 46 Occhi adatti per scoprirlo Per non essere soli, per non lasciare gli altri soli ABBONATI A « OMBRE E LUCI » Appena arrivato ad Assisi, Valeria mi ha salutato con una battuta: « Bentor¬ nato! » Ho ricevuto molto. È importante la co¬ struzione di un modello per la vita sa¬ cerdotale. Gli ultimi tre anni del mio se¬ minario, sono stati segnati da Fede e Luce. Tutti sappiamo che i piccoli sono nel centro, al cuore della comunità. Uno dei segreti di F. e L. è quello di accetta¬ re l’altro così come è, con i suoi limiti, le sue difficoltà, i suoi errori, ma anche vi¬ vere nella sorpresa. Dio agisce in mezzo a noi con delle sorprese e noi dobbiamo avere gli occhi adatti per scoprirlo. Ho cercato di portare in parrocchia lo spirito di Fede e Luce, che è una concre¬ tizzazione del Vangelo. Nel 1983 mi arrivò una lettera da Ma¬ ria Grazia: non mi scriveva dal 1978. Mi diceva che sarebbe arrivata a Monopoli una famiglia (Brunella, ecc.) che cerca¬ va casa e mi scriveva che a Bari era nata una nuova comunità e F. e L. Fu un momento di grande felicità. D. Vito Palmisano-Bari « Che vuoi che io faccia? » Assisi, il mio primo pellegrinaggio, ha lasciato un senso profondo nella mia esistenza. Oggi ne sento il peso nelle mie scelte quotidiane. Ripensando a quei giorni vissuti con i miei amici nello spirito di povertà e di semplicità di S. Francesco, mi torna in mente l’insistenza di Fra Leone che chiede a Frate Francesco: dov’è perfet¬ ta letizia? Allo stesso modo è viva in me la sua risposta. I momenti che il Signore mi ha donato ad Assisi sono stati profondamente se¬ gnati da una domanda: « Signore, che cosa vuoi che io faccia? » La risposta di S. Francesco a frate Leone è molto dura e severa ed anche per me è molto diffi¬ cile accettare ingiurie e insulti. L’incon¬ tro con gli altri a volte provoca in me di¬ sagio e apre ferite dolorose nel mio cuo¬ re... Ho avvertito ad Assisi, la presenza buona e paterna di Dio che ha preso le mie difficoltà, le mie incertezze, le mie ferite e le ha trasformate donandomi una nuova sicurezza, un nuovo amore. La mia speranza è diventata realtà: un Gianni rinnovato torna a casa... Giovanni Melilli-Bari Mi sono sentita più ricca Pensavo fosse un’occasione in più per stare con gli amici e condividere un momento di raccoglimento e di preghie¬ ra. È stata invece un’esperienza infini¬ tamente più ricca e coinvolgente; non ricordo un momento particolare perché tutto il periodo trascorso ad Assisi è stato importante per me... Ad Assisi ho assaporato la gioia di stare insieme, di fare « comunione » e sono grata ai ragazzi, ai genitori, agli amici perché mi hanno aiutata e mi aiu¬ tano a sentirmi più ricca. Dada Molinari Gr. S. Francesco-Roma 47 Io so che non dimenticherò Questo ad Assisi è stato il mio primo viaggio con Fede e Luce. I timori di in¬ contrare qualche difficoltà o di ricevere delusioni non attenuavano il mio entu¬ siasmo prima di partire. Eppure ogni mia aspettativa è stata superata: per la prima volta nella mia vita ho respirato un’atmosfera di gioia condivisa contem¬ poraneamente da centinaia di altre per¬ sone. È come se avessi percepito l’at¬ tuazione dell’amore per il prossimo, che spesso avevo creduto una meta irrag¬ giungibile. Tutti insieme abbiamo vissuto inten¬ samente quattro giorni assai defatigan¬ ti, ma i segni della stanchezza fisica scomparivano di fronte alla luminosità degli sguardi, alle parole di gioia, alle presenze affettuose che sentivamo at¬ torno a noi. In tale stato di serenità affrontava¬ mo problemi pratici senza che il nostro stato d’animo fosse intaccato perchè vi¬ vevamo in comunione, illuminata dall’a¬ more reciproco. Pensavo che se tutti gli uomini pro¬ vassero quello che abbiamo vissuto, ca¬ pirebbero che l’odio e le divisioni non sono conseguenze naturali della condi¬ zione umana ma prodotti dell’egoismo. Forse 1’incontro più toccante per me è stato quello con Nada, una ragazza li¬ banese che per partecipare al pellegri¬ naggio aveva dovuto superare grandi difficoltà. Mi confidò che la sera del suo arrivo ad Assisi, era così sfinita che avrebbe voluto piangere, ma quando si era accorta che tutti le sorridevano ed erano felici che fosse presente, si era subito sentita piena di vita. E che emozione sentire le parole di Jean Vanier provenire dal mio cuore! Avrei voluto gridare: « Stai leggendo la mia anima, la parte di me stesso che avevo paura di guardare e di esprime¬ re! » 48 Il momento della partenza, salutai le persone che avevo conosciuto con la gioia di dire addio intendendo arrive¬ derci. Tuttora sento che le avrò sempre presenti in me. Mi capitò allora di aiutare una ragaz¬ za, Daniela, a sistemarsi sul sedile di un’auto, poiché aveva difficoltà a muo¬ versi. Tremava, forse anche per l’emo¬ zione del momento. Le accarezzai le mani e lei mi strinse le dita, comunican¬ domi ciò che non poteva dirmi. Nel ripensare Assisi, mi vengono in mente le parole di una mia canzone pre¬ ferita: « Non importa che cosa abbiamo ricavato da questa esperienza: io so che non dimenticheremo mai ». Fabio Carrara-Milano Hanno fatto il possibile Il pellegrinaggio ad Assisi è stato per me il primo pellegrinaggio da quan¬ do sto con Fede e Luce. Avendo meno di dodici anni, ho partecipato al gruppo per i bambini e ho capito che tutti han¬ no fatto il possibile per la buona riuscita del pellegrinaggio. La cosa che più mi è piaciuta è stata la visita nella chiesa di S. Damiano perché un frate molto genti¬ le ci ha spiegato e fatto vedere la vita di S. Chiara. Quello è stato un momento di riflessione, ma la cosa più bella è stata la messa del venerdì quando Manuela D’Amico ha fatto la prima comunione... Un altro momento così bello è stato l’ultimo giorno quando tutti abbiamo lanciato in aria i millecinquecento pal¬ loncini, che, lanciati solo da noi non si¬ gnificherebbero nulla, ma lanciati da tutte le comunità d’Italia di Fede e Luce vuol dire tutto l’amore e la gioia che c’è tra loro. Maria Laura Magnanelli Gr. S. Francesco Roma Il movimento Fede e Luce « Fede e Luce », nato nel 1971, è un movimento for¬ mato da comunità di incon¬ tro. Al centro delle comuni¬ tà si trovano persone rese « fragili » da un handicap mentale più o meno grave, poi ci sono i loro genitori e gli amici, soprattutto giova¬ ni. chi siamo? Gente qualunque, chiamata e riunita da coloro che, tra noi, sono i più piccoli e fragili. Gente di 40 paesi, riunita in 600 comunità. Partecipando alla vita delle Comunità F. e L.. LE PERSONE HANDICAPPA¬ TE, trovano il loro posto al centro delle comunità umane e cristiane. I LORO GENITORI, trovano il sostegno dell'amicizia che li aiuta a conoscere meglio il fi¬ glio, a scoprire via via le sue capacità di progresso e scor¬ gere in lui una fonte di unità. GLI AMICI, hanno la possibih- tà di conoscere la persona handicappata mentale, di im¬ pegnarsi nei suoi confronti, di lasciarsi condurre da lei su cammini nuovi per che cosa? Viviamo qualcosa insieme... una sconfitta... una sfida... una speranza. . Una comunità Fede e Luce, che normalmente raggruppa ima trentina di persone, si riu¬ nisce con regolarità per vive¬ re: — Un momento di incontro e di scambio: ogni riunione comporta un tempo per ritro¬ varsi per parlare insieme, ascoltarsi a vicenda. L’impor¬ tante è stabilire relazioni per¬ sonali; scopriamo così le soffe¬ renze e i doni gli uni degli altri, impariamo a conoscerci e a chiamarci per nome. Lo scam¬ bio si fa con la parola, con l’at¬ tività in comune. Nell'amicizia, fatta di delicatezza e di fedel¬ tà, cerchiamo di essere segno dell’amore di Dio; — Un momento di festa: in¬ contri caratterizzati da un tempo di allegria: si canta, si balla, si pranza, si gioca...; — Un momento di preghie¬ ra: rincontro umano trova il suo compimento nella pre¬ ghiera e nella celebrazione eu¬ caristica, comunione con Dio e con i fratelli. quando? La comunità si incontra a rit¬ mo regolare, ogni settimana per alcuni, ogni mese per mol¬ ti, ogni sei settimane quando le persone sono molto lontane fra loro. Fonte di creatività Secondo l’ispirazione di Dio e i bisogni, Fede e Luce può essere portata a prendere altre iniziative: accoglienza e animazione di una giornata, soggiorni di vacanza, incontri fra comunità, pellegrinaggi, giornate di formazione, ritiri, week-ends di approfondimento... « L’importante è ritrovarsi, ascoltare la persona handicappata, affinché nascano veri legami. Allora ci si conosce, ci si vuole bene, e non si lascia più sola la persona, cercando di portare i pesi gli uni degli altri, di inco¬ raggiarsi a progredire » Jean Vanier 49 Per conoscere meglio F. e L. Potete rivolgervi alla Segre¬ teria Nazionale Fede e Luce (Via Cola di Rienzo, 140 - 00192 Roma - Tel. 350.443) il lunedì, mercoledì, venerdì, dalle 17, alle 19.30. Oppure A Valeria Levi della Vida Via L. Magalotti, 15 00197 Roma L’incontro ha luogo la sera, o il pomeriggio del sabato, o la do¬ menica, o per tutta la giorna¬ ta; ogni tanto per un fine setti¬ mana. dove? E’ bene avere un luogo fisso, dove ci si trova bene, che si co¬ nosce bene; ma si può andare di quartiere in quartiere, di parrocchia in parrocchia, e, quando è possibile, ci si può riunire in casa di qualcuno (se è abbastanza grande). come? Gli incontri non si « creano » da soli: bisogna che qualcuno prenda l’iniziativa. E’ quindi necessario, alTintemo di ogni comunità, un gruppo più stret¬ to (4-7 persone responsabili — genitori, amici, sacerdote...) che la animi e ne stimoli la cre¬ scita. Le comunità, unite fra loro da legami di amicizia, da incontri regionali, nazionali, interna¬ zionali, da una « Charta » e una Costituzione, cercano di integrarsi nelle attività della società e della Chiesa, partico¬ larmente della parrocchia. « Fede » PERCHÉ CREDIAMO • che ogni persona, handi¬ cappata o meno, ha in sé una dignità umana e divina da rispettare e far crescere • che il valore della persona deve essere cercato al di là della sua apparenza • che il valore della vita non è legato alla autonomia o alla produttività • che nulla più dell’amore può aiutare una persona a dare il meglio di sé • che i genitori, anche se forti e coraggiosi, hanno bisogno degli altri • che tutti, nessuno escluso, abbiamo bisogno di amare e di essere amati • che siamo tutti amati da Dio, così come siamo • che questo Amore dà un senso alla nostra vista « Luce » PERCHÉ VEDIAMO • che i « piccoli » mettono in noi una luce che si rivela la nostra vera persona al po¬ sto del personaggio che cre¬ devamo di essere • che questa luce, ricevuta dai più piccoli, ci invita a dare alle cose il loro giusto valore e a rimettere in cau¬ sa la scala dei valori • che la loro presenza nella Chiesa è un appello costan¬ te a convertirsi allo spirito delle Beatitudini per testi¬ moniare nel mondo la paro¬ la di Gesù: « Beati i pove¬ ri... » • che i piccoli ci obbligano a raggiungerli nella loro sem¬ plicità, nella loro limpidezza • che essi sono, dunque, un elemento di unione e di ve¬ rità tra le persone Comunità Fede e Luce (anno 1986) Segreteria Nazionale Fede e Luce (Francesca Cenciarelli (lun.-mer.-ven. 17-19) Via Cola di Rienzo, 140 00192 ROMA Tel. 06-350443 Foi et lumiere International Coord. int.: Marie-Hélène Mathieu 3, rue du Laos F - 75015 PARIS Tel. 0033-1-47343308 Coordinatrice Nazionale Levi Della Vida Valeria Via Lorenzo Magalotti, 15 00197 ROMA Tel. 06-873641 Tel. uff. (ore 12-17) 06-6542813 I - Regione PIEMONTE Coordinatore regionale: Collino Mario Via Castelletto Stura, 64 12010 MADONNA DELLE GRAZIE CN Tel. 0171-401488 Comunità « San Giovanni Bosco » Collino Betti Via Castelletto Stura, 64 12010 MADONNA DELLE GRAZIE CN Tel. 0171-401488 C. « San Domenico Savio » Gardelli Maria Rosa Via Monsignor Riberi, 21/C 12100 CUNEO Tel. 0171-51232 50 II - Regione LOMBARDIA Coordinatore regionale: De Rino Sergio Via Vincenzo Foppa, 9 20144 MILANO Tel. 02-464962 Segreteria regionale (Angelo Serioli) Associazione Fede e Luce Via Cardinal Federico, 2 20123 MILANO Tel. 02-866570 Vice coordinatore regionale: Casiraghi Pierluigi Via Vincenzo Tresoldi, 3/A 20061 C ARUGATE Tel. 02-9254452 C. « San Giuseppe della Pace » Montrezza Mària Grazia Piazza Firenze, 2 20154 MILANO Tel. 02-3495630 C. « Zona Quattro » Zanne Adriana Via Friuli, 1 20125 MILANO Tel. 02-5488970 C. « Fatima » Di Rosa Maria Via Pick Mangiagalli Riccardo, 19 20141 MILANO Tel. 02-531825 C. « Sant’Ildefonso » Picciotti Michela Viale Certosa, 15 20149 MILANO Tel. 02-393002 C. « San Gaetano » Sacilotto Monica Viale Monteceneri, 29 20155 MILANO Tel. 02-365275 C. « Sant’Ireneo » (Quartiere Tessèra) Mencarelli Stefania Via Kuliscioff, 12 20090 CESANO BOSCONE MI Tel. 02-4478452 C. « Milano Centro » Berti Luisa Borroni Viale S. Michele del Carso, 18 20144 MILANO Tel. 02-434201 C. « Carugate » Casiraghi Pierluigi Via Vincenzo Tresoldi, 3/A 20061 CARUGATE MI Tel. 02-9254452 C. « Santa Maria. Madre della Chiesa >» (Gratosoglio) Bonzi Giovanna Via Costantino Baroni, 122 20142 MILANO Tel. 02-8266286 C. « Ponte Lambro » Fusi Gianluigi Via Volta, 18 22037 PONTE LAMBRO CO Tel. 031-620551 C. « Sant'Anna » Serioli Angelo Piazza Carlo Stuparich, 8 20148 MILANO Tel. 02-390059 HI - Regione EMILIA VENETO Corrispondente regionale: Casella Lucia Via Pisacane, 7 43036 FIDENZA PR Tel. 0524-526579 C. « Santi Innocenti » Carbognani Paolo Via Cenni, 16 bis 43100 PARMA Tel. 0521-55765 C. « Amici insieme » (Ognissanti) Piastra Claudio Testi per capire Fede e Luce Sono a disposizione presso la Segreteria Fede e Luce: V. Cola di Rienzo 140 - 00192 - Roma Depliants informativi sul movimento (20 a L. 1.000) Fede e Luce - Le comunità - numero speciale 48 pp. edito dall’Associazione L. 2.000 La « Charta » Fede e Luce L. 500 La Costituzione L. 300 « Fede e Luce: comunità di incontro » di P. Louis Santalé L. 1.000 La comunità Fede e Luce di Valeria Levi della Vida L. 1.000 « Ancora camminiamo insieme » L. 1.000, edito dall’Associazione F.e L. (raccolta di riflessioni sulla spiritualità del Movimento - di D. Dario Madaschi - Assistente nazionale dall’82 all’85) 51 Via Volturno, 7 43100 PARMA Tel. 0521-54004 C. « San Lorenzo » Malatrasi Rigoni Savioli Agnese Via Cavalieri di Vittorio Veneto, 2 35031 ABANO TERME PD Tel. 049-667265 C. « Condivisione » (San Michele) Casella Lucia Via Pisacane, 7 43036 FIDENZA PR Tel. 0524-526579 C. Udine Aquini Franca Via Aquileia, 117 33100 UDINE Tel. 0432-200577 IV - Regione CENTRO Coordinatrice regionale: Mazzarotto Lucia Bertolini Via Cortina d’Ampezzo, 152 00135 ROMA Tel. 06-3282193 C. « Villa Patrizi » Petrucci Maria Neve Piazzale delle Medaglie d’Oro, 20 00136 ROMA Tel. 06-3420968 C. « San Gioacchino » Nardini Paolo Via Francesco Duodo, 10 00136 ROMA Tel. 06-630179 C. « Santa Silvia » Bertolini Paolo Via Francesco Saverio Benucci, 7 00149 ROMA Tel. 06-5260978 C. « San Paolo Fede » Rossetti Giulia Via Pergamo, 3 00146 ROMA Tel. 06-5576960 C. « San Paolo Luce » Volpini Cinzia Via Carlo Tivaroni, 4 00143 ROMA Tel. 06-5010265 C. « San Giuseppe » Aluffi Anna Piazza Manfredo Fanti, 5 00185 ROMA Tel. 06-730679 C. « Ascensione » Staforte Rosa Maria Via Marco Fulvio Nobiliore, 50-A/1 00175 ROMA Tel. 06-7473479 C. « Sant’Anna » Cece Anna Via di Villa Maggiorani, 20 00168 ROMA Tel. 06-3370612 C. « San Francesco » Perniisi Lucia Largo Casale degli Inglesi, 3 00148 ROMA Tel. 06-5221098 C. « San Leone Magno » Pesenti Silvana Falcone Via Giovanni Brancaleone, 60 00176 ROMA Tel. 06-2752315 C. « Sant’Antonio di Padova » Bissacco p. Danilo Parrocchia S. Antonio 60017 MARZOCCA DI SENIGALLIA AN Tel. 071-69724 071-69021 V - Regione SUD Coordinatrice regionale: Chieppa Delia Mitolo Via Salandra, 10/C 70124 BARI Tel. 080-471607 C. « Il roveto ardente » Pepe Anna Maria Eminente Parco Margherita, 65 80122 NAPOLI Tel. 081-412669 C. « Seme di speranza » Fortuna suor Margherita Via Abate Calia, 2 91026 MAZARA DEL VALLO TP Tel. 0923-948227 C. « Immacolata Concezione » Spada Luisa Via Milella, 4 70124 BARI BA Tel. 080-224520 Salamone Tania Via Ammiraglio Rizzo, 61 90142 PALERMO Tel. 091-361461 C. « Maria SS. del Soccorso » Rotolo Rosario Via Nicola Pizi, 82 89015 PALMI RC Tel. 0966-21204 « Se la persona handicappata è al centro del messaggio di Fede e Luce, non è per fare di Fede e'Luce un « movimento speciale per gli handicap- pati a scapito dell integrazione », ma perché la sua presenza è un richia¬ mo costante a lasciarci contestare dallo spirito delle Beatitudini attra¬ verso rincontro con l’altro ». _ P. Louis Sankalè 52 In questo numero Perché uno « speciale » di Mariangela Bertolini 1 Tenere più stretta la mano dei piccoli di Anna Cece 2 Quei tre giorni di Aprile di Sergio Sciascia 2 Il Card. Martini alle comunità F. e L. 3 « Perché si manifestassero in lui le opere di Dio. (Carlo Maria Martini ai genitori) 5 Dopo le parole di Martini Luisa Nardini - Giuseppe Barluzzi 15 Siamo venuti ad Assisi per... 16 Io ho visto tante cose di Giuliana Loiudice 19 Jean Vanier - Alzati e ritrova la speranza 21 P. Enrico Cattaneo - Grazie Francesco 26 Anch’io mi metto sull’attenti di Luisa Spada 28 Il Vescovo Goretti - E* un’offerta unica 30 Non mi sono più tolto di Massimo Voarino 32 Una grande profezia di Marco Bove 33 PUNTI DI INCONTRO Costruiamo insieme - Tabù o speranza? - Da grande vorrei - Quanto è difficile - Con Pierangelo Sequeri 35 Jean Vanier - Scendere le scale 39 DOPO ASSISI Come uomo e come medico - Per noi di Mazara - Mai distruggere - Una brutta bestia - Quasi l’impossibile - Occhi adatti per scoprirlo - « Che vuoi che io faccia? » - Mi sono sentita più ricca - Io so che non dimenticherò - Hanno fatto il possibile 44 Il movimento Fede e Luce 49 ... perché altro è vedere la terra della pace da una cima, altro è seguire la strada che ad essa conduce (S. Agostino)